MANI BUCATE Anche a Bolzano i soldi si “distraggono”

28 maggio 2012

Dedicato a chi mi critica perché scrivo solo di sprechi di danaro pubblico, finito ad imprenditori privati del Sud. In “Mani bucate” di sprechi e truffe realizzate da imprenditori del nord ce ne sono a centinaia e un’ultima dimostrazione è arrivata pochi giorni fa. Il Comune di Laives, che fa parte della provincia autonoma di Bolzano, è stato accusato (pende un ricorso presso la Corte de Conti) di una brutta faccenda. Con 200mila euro pubblici erogati dallo Stato attraverso la finanziaria del 2007 (grazie all’interessamento del senatore Oskar Peterlini della Svp) avrebbe dovuto costruire la “cittadella dello sport” ristrutturando il campo da calcio in zona sportiva Galizia per “consentire lo svolgimento delle partite di serie superiore da parte dell’Fc Alto Adige”.

“Detto contributo pubblico – si legge nel ricorso – non è stato utilizzato per lo scopo al quale era stato elargito dallo Stato, ma distratto per scopi diversi. In particolare, la somma sarebbe stata utilizzata interamente per studi di fattibilità, progettazioni, perizie e consulenze varie destinate a una nuova zona sportiva nella quale si intendeva realizzare un nuovo stadio, alcuni campi di allenamento per l’Fc Alto Adige e altri accessori che avrebbero composto la cittadella dello sport e non destinate alle esigenze della collettività di Laives, bensì per quelle di terzi privati ovvero, l’Fc Alto Adige che non aveva alcun riferimento con Laives». Tutto il mondo è Paese.

Ecco gli 8 (!) aiuti di Stato che Cesare Romiti non ricorda di aver chiesto

28 maggio 2012

 

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Cesare Romiti è stato presidente e amministratore delegato della Fiat dal 1997 al 1999. Nel corso dell’ultima puntata di Ballarò si è profuso in una lunga serie di accuse e di critiche verso l’Italia. Un po’ innervosito, Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, lo ha accusato di aver incassato soldi pubblici da quello stesso Paese che stava in quel momento criticando con tanta foga. All’accusa, Romiti ha glissato con un evidente imbarazzo, come dire: “Parliamo di cose serie….”. Purtroppo nessuno, nel salotto di Floris, ha voluto andare fino in fondo sulla questione degli aiuti di Stato finiti nelle casse del Lingotto. La mia impressione è che parlare di sussidi è poco elegante quando si ha a che fare con sedicenti liberali che accusano tutto il restro del Paese di essere troppo “corporativo”.

Questo è l’antefatto che mi ha convinto che era necessario avviare una nuova rubrica sul mio blog che ho intitolato: “Fiat, un sussidio al giorno”. Ogni giorno (compatibilmente con il tempo a disposizione) pubblico un aiuto di Stato incassato dalla Fiat negli ultimi 15 anni. La fonte è “Mani bucate” (Chiarelettere), il libro che mi ha portato via due anni e mezzo di lavoro a caccia di nomi e e cifre dei fondi pubblici che sono finiti alle imprese private.

Nelle precedenti puntate della rubrica ho scritto degli aiuti incassati dalla Fiat di Marchionne, invece adesso parliamo proprio di Romiti, lo “smemorato”.

Allora, dunque: Romiti è stato presidente e amministratore delegato tra il 1997 e il 1999. Ebbene, non ci crederete ma proprio in quegli anni il Lingotto ha avanzato all’Unione europea una batteria di ben 8, dico otto, aiuti in una volta sola. Nei due anni che ho impiegato a scrivere “Mani bucate” non avevo mai visto una cosa del genere: nessuno aveva mai osato tanto. Le motivazioni, poi sono fantastiche: in un caso, quello dell’Iveco di Foggia, io soldi sono stati chiesti perché (non sto scherzando) a Foggia fa caldo e bisognava adeguare gli impianti. Degli 8 aiuti richiesti da Cesare Romiti cinque sono stati accettati e tre rifiutati La somma di queste spintarelle molto poco liberali date alla più liberale delle imprese italiane (almeno così dice di sè, la lascio fare a voi.

Promemoria per Romiti

Mirafiori Carrozzeria

richiesti per 69 miliardi di lire, concessi

Pomigliano

richiesti 59,6 miliardi, concessi 39,6

Rivalta

richiesti 46 miliardi, rifiutati

Termoli

richiesti 54 miliardi, concessi

Mirafiori Meccanica

richiesti 30,3 miliardi, rifiutati

Melfi

richiesti 78 miliardi, concessi

Iveco di Foggia (2 richieste di aiuto)

richiesti 121,6 milioni di euro, concessi

richiesti 31,2 miliardi, rifiutati

MANI BUCATE Nel 2010 arrivano soldi alla Fiat di Verrone (Biella)

24 maggio 2012

Ieri ho citato i 300 milioni che il 26 giugno del 2009 il Cipe ha assegnato per risolvere le emergenze di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco, sede di due tra i più importanti stabilimenti del Lingotto. Oggi, sempre per la rubrica “Fiat, un Sussidio al giorno”, passiamo all’anno successivo, il 2010.

Approposito: solo per chi abbia perso la puntata precedente: ricordo che la rubrica nasce dalla “dimenticanza” di Romiti a Ballarò quando Alessandro Sallusti gli rinfacciò gli aiuti di Stato incassati da Torino. Certo: nel 2009 e nel 2010 Romiti era fuori da un bel pezzo dalla Fiat,  ma se avrete pazienza tra qualche giorno arriveremo anche anche ai soldi incassati dalla Fiat targata Cesarone. Intanto continuiamo con quelli ottenuti da Sergio Marchionne (anche lui campione nel negare di avere incassato sussidi statali).

19 gennaio 2010: 15,8 milioni (pagabili in tre rate tra il 2010 e il 2013) alla Fiat Powertrain di Verrone, in provincia di Biella, per un investimento iniziato nel 2008.

Fonte: “Mani Bucate” (Chiarelettere)

 

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MANI BUCATE Nuova rubrica: i sussidi che Romiti (e Marchionne) non ricordano

23 maggio 2012

Ieri sera Giovanni Floris ha invitato a Ballarò Cesare Romiti, storico ex amministratore delegato ed ex presidente della Fiat (1996-1998). Puntata interessante, ma lo sarebbe stata ancora di più se Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, fosse andato fino in fondo alla polemica con Romiti riguardo agli aiuti di Stato ottenuti dalla Fiat. Al primo accenno di polemica Romiti ha risposto, con sufficienza: “Aiuti di Stato, ma cosa vuole, aiuti di Stato, ma quali….”. Poi si è passati ad altro.

Arriviamo ad ad oggi. Temo che il nuovo amministratore delegato, Sergio Marchionne, sarà costretto, suo malgrado, ne sono certo, alla tremenda “scelta di Sophie” riguardo a quale (o a quali) stabilimenti italiani fermare definitivamente (dopo quello di Termini Imerese per il quale ancora non si vede una soluzione). Siccome anche lui, più volte ha detto che da quando è alla guida della Fiat (2004) la società non ha avuto aiuti di Stato, credo sia giusto, per puro amore della verità, mettere il più importante gruppo industriale italiano di fronte alle sue responsabilità. E ricordare al Lingotto, i sussidi che ha ottenuto negli ultimi 15 anni. Per questo, ogni giorno, pubblicherò in questo blog una rubrica dedicata alla Fiat che si potrebbe intitolare “un sussidio al giorno”. I dati sono tratti da “Mani bucate” il libro che ho scritto per Chiarelettere e che tante polemiche ha suscitato in ambito confindustriale e che ha introdotto nel dibattito pubblico un tema che per troppo tempo nessuno, pudicamente, ha mai voluto affrontare: i sussidi pubblici alle imprese private. Un tema che Mario Monti conosce profondamente dato che da responsabile dell’Antitrust europeo (1994-1999), di aiuti di Stato ne ha autorizzati a piene mani. Siccome, in quella posizione, deve averne viste di tutti i colori (così come ne ho viste io di tutti i colori scrivendo “Mani Bucate”) ha deciso di metterci un freno e ha incaricato l’economista Francesco Giavazzi di elaborare una proposta per ridurli.

Ecco il primo aiuto di Stato (scelti casualmente senza seguire un ordine cronologico).

 

26 giugno 2009: il Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) assegna 300 milioni di euro al ministero dello Sviluppo economico per sostenere anche gli stabilimenti Fiat di Pomigliano d’Arco e di Termini Imerese.

MANI BUCATE Milioni pubblici al Parmareggio per “acquisto macchinari”

22 maggio 2012

Il capitolo di “Mani Bucate” dedicato ai sussidi pubblici all’agricoltura si apre così: “Tutto quello che mangiamo lo paghiamo due volte: quando lo compriamo al supermercato e quando lo sussidiamo con le tasse”. E non esagero. Non si tratta solo dei sussidi alla produzione di beni agricoli (frutta, verdura), ma perfino il più famoso formaggio emiliano è sussidiato abbondantemente.

La Regione Emilia Romagna, nel periodo 2005-2011 il Consorzio del parmigiano reggiano Granterre ha ottenuto 655.049,67 euro per realizzare del progetto intitolato “Realizzazione impiantistica fissa atta ad accogliere un impianto di concentrazione del siero e acquisto impianti di raffreddamento da collocarsi nei caseifici”. La società Parmareggio, controllata al 100% dal Consorzio Granterre, attraverso la Misura I G del PRSR 2000-2006 ha incassato 961.320 euro per “Ammodernamento tecnologico della struttura operativa connessa alle attività di lavorazione e commercializzazione dei prodotti caseari a pasta dura a marchio DOP”. Poi ancora, attraverso la Misura 123 del PSR 2007-2013, altri 561.740 euro per “Acquisto di macchinari”. E, infine, attraverso la Misura 123 del PSR 2007-2013, altri 730.200 euro sempre per “Acquisto di impianti”. In altre parole, quando condiamo la pasta, stiamo grattugiando i nostri soldi.

MANI BUCATE Fotovoltaico in Sicilia, altri 6 milioni spariti

22 maggio 2012

Non è un c0mplotto contro l’ambiente. Non è che chi diffonde notizie di truffe è a favore dell’inquinamento. E’ che ogni giorno che passa spunta una notizia di truffa sui fondi pubblici legati ad impianti fotovoltaici o eolici. Pochi giorni fa è successo di nuovo, a Siracusa, dove la Finanza ha sequestrato beni mobili e immobili per oltre 6 milioni di euro nella disponibilità di tre soggetti coinvolti in un presunto raggiro ai danni delle casse regionali.

Due società di Priolo avevano chiesto ed ottenuto soldi regionali per la messa in opera di tre impianti fotovoltaici, due in Priolo Gargallo e uno a Sortino, in provincia di Siracusa. Il problema è che nessuno degli impianti, pagati con i fondi della Regione, è mai stato costruito.

Sono stati posti i sigilli a 6 immobili (di cui 4 a Priolo e 2 ad Augusta), 2 società di Siracusa (Domus Siciliae S.R.L. e Bianca S.R.L. – per l’intero ammontare del capitale sociale superiore a 100.000 euro), 6 terreni (Siracusa, Priolo e Sortino), sequestrati 3 autoveicoli di lusso (2 Mercedes ed 1 Lexus) e 3 motocicli. Nel frattempo dei 6 milioni, dati in contanti, non si ha più traccia.

MANI BUCATE Perchè sono contrario ai soldi pubblici per il film su Eluana

21 maggio 2012

Il Friuli Venezia Giulia ha cancellato il finanziamento pubblico al film di Marco Bellocchio sul caso di Eluana Englaro. La questione si trascina da un po’ di tempo. Infatti in un altro post avevo fatto notare che il Friuli Venezia Giulia aveva finanziato film che pochissimo avevano a che fare con la valorizzazione del territorio (il post è qui) ed è logico che ora si voglia andare con i piedi di piombo prima di impegnare soldi pubblici.

Il film su Eluana, però, si carica di valenze un po’ diverse. Il tema, come si può capire, è delicatissimo e a me sembra che il Friuli sia molto in imbarazzo. Comprensibile. Se concede il finanziamento, stiamo parlando di 150mila euro) rischia di passare come una Regione pro-eutanasia; se non li concede passa per essere una regione oscurantista contraria alla libertà di espressione artistica.

Ora, a parte che a dicembre la quasi totalità dei partiti presenti in regione (che, in mancanza di meglio, sono ancora quelli che interpretano la volontà degli elettori) ha approvato una risoluzione contraria al finanziamento, il punto è un altro. Ovvero: non c’è nessun motivo per il quale uno dei più importanti registi italiani debba essere finanziato con i soldi pubblici per realizzare un film su una vicenda che per anni ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso, che divide l’opinione pubblica, sulla quale ancora oggi la gente si interroga. Ci sono tutti gli ingredienti perché il film possa trovare finanziatori sul mercato, tra i produttori professionali. Perché continuare a dare soldi (Bellocchio accede spesso e volentieri ai fondi pubblici) a lungometraggi che possono benissimo camminare con le loro gambe? I fondi regionali per la cinematografia (ammesso e non concesso che debbano esistere) sarebbero meglio spesi per finanziare giovani promesse, non venerati maestri.

MANI BUCATE Alla pesca 4,3 miliardi di euro dalla Ue. Spesso buttati a mare…

21 maggio 2012

Marta Picciulin ha scritto un post sui sussidi alla pesca che spiega bene i paradossi ambientali, economici e sociali degli aiuti di Stato. Vi invito caldamente a leggerlo perché del settore pesca nel mio libro “Mani bucate” mi occupo in modo, diciamo, “laterale” perché su questi aiuti ci sarebbe da scrivere un altro libro per come vengono letteralmente buttati via.Alcuni numeri della Picciulin fanno impressione: ogni anno l’Unione Europea spende 4,3 miliardi destinati a finanziare l’industria della pesca tra il 2007 e il 2013. I soldi finiscono per tenere in vita la pesca europea, e si potrebbe discutere della necessità di mantenere in vita un settore economico esclusivamente attraverso la contribuzione fiscale di tutti gli europei. Ma uno dei fatti clamorosi è che i soldi finiscono per incentivare la pesca di esemplari di pesce in via di estinzione. Come nel caso del tonno rosso, una specie a rischio per pescare la quale la Ue ha speso 33,5 milioni tra il 2000 e il 2008. Non solo i soldi vengono dati un anno per ammodernare un peschereccio e l’anno successivo per la sua demolizione. Il post lo trovate qui.

MANI BUCATE Il Veneto vuole i fondi Ue che il Sud non sa spendere (e ha ragione)

18 maggio 2012

Alcuni giorni fa si è tenuto in Veneto un convegno interessante organizzato dalla Fondazione Magna Carta nord est, che aderisce alla Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello. Si è parlato di famiglie ed economia reale, ma il presidente del Consiglio Regionale Veneto, Clodovaldo Ruffato, ha gettato un sasso nello stagno. Ha detto che sarebbe meglio “trasferire al nord i fondi europei che il sud non riesce ad utilizzare”. Leggi il seguito di questo post »

MANI BUCATE Ecco come gli aiuti di Stato vengono usati per trasformare lavori stabili in posti precari

10 maggio 2012

Adesso vi spiego come gli industriali riescono ad utilizzare i sussidi pubblici per diminuire il personale in esubero. Ma prima di iniziare occorre fare una premessa importante. L’esempio che sto per scrivere riguarda la parte peggiore della nostra imprenditoria. Non tutte le imprese (per fortuna!) hanno questo rapporto malato con i sussidi di Stato e non tutti gli imprenditori (per fortuna!) sono senza scrupoli come quello che sto per scrivere potrebbe far pensare. L’Italia è piena di eccellenti persone, straordinari imprenditori, grandissimi uomini che hanno fondato aziende e che ora cercano un motivo, gliene basterebbe uno solo, per restare in Italia a costruire più benessere per tutti. Però è un fatto che l’esistenza stessa degli aiuti di Stato stimola l’emersione dei soggetti peggiori, come ho scritto, portando migliaia di casi concreti in “Mani Bucate”. Sono i sussidi stessi che sollecitano i personaggi peggiori ad aprofittare di regole mal scritte e di controlli inesistenti. E alla fine il risultato è che con gli aiuti di Stato le imprese peggiori fanno concorrenza alle imprese migliori in modo sleale. Questo è il motivo per il quale i bravi imprenditori italiani sono contrari ai sussidi.

Allora: prendiamo un caso concreto. Un’azienda firma un contratto di programma nel quale si impegna ad assumere un certo numero di dipendenti “nuovi”. Diciamo che si impegna ad assumerne 100 al fine di realizzare il progetto indicato nel contratto di programma stesso che può essere un nuovo prodotto, una nuova fabbrica, un piano di ricerca e via dicendo. A quel punto lo Stato, attraverso o il ministero o la Regione, finanzia quel progetto con, poniamo, 5 milioni di euro. I sindacati ci mettono del loro e accettano, specie se l’impresa si trova in un’area depressa (che sono al Sud come al Nord) deroghe al contratto nazionale di lavoro ad esempio del settore metalmeccanico. Fino a questo punto tutto bene. Lasciamo stare che chi paga, lo Stato, dovrebbe controllare che i soldi vengano spesi bene, che vengano usati esattamente per il progetto indicato sulla carta; che le persone che vengono assunte siano effettivamente “nuove”; che l’azienda si comporti con i soldi pubblici come se fossero suoi. E dimentichiamoci anche che sempre lo Stato dovrebbe poi relazionare periodicamente sullo stato di attuazione di quel progetto che lui ha finanziato con i soldi pubblici. Scordiamoci tutto questo e facciamo finta che tutto vada per il meglio.

A quel punto nasce un problema: l’azienda, che ha 500 dipendenti, ha la necessità di ridurli perché molti di loro sono vicini alla pensione e costano molto. Il modo migliore per farlo è dichiarare lo stato di crisi (quando ci si trova in un’area depressa viene concesso con una certa larghezza); concordare prepensionamenti oppure, più semplicemente, licenziarli in modo collettivo utilizzando le scappatoia legislative che superano l’art 18, rimpiazzandoli con i giovani assunti in base al contratto di programma.

Ma comunque si tratta di nuove assunzioni, e sono costose. Allora come si fa? Si fa così: il metodo che lo Stato ha per calcolare il numero di nuovi assunti non è quello normale, cioè non conta ogni persona assunta e poi fa la somma (1 più 1 fa 2, più 1 fa 3, più 1 fa 4 ecc… ecc…). No: lo Stato calcola le nuove assunzioni in U.L.A., “Unità lavorative anno”. Ogni unità lavorativa corrisponde al lavoro di una persona impiegata a tempo pieno per 12 mesi. Vuol dire che 20 persone assunte a tempo pieno per 12 mesi sono 20 Ula, ma 20 dipendenti assunti part time per 12 mesi sono 10 Ula. Quindi se nel contratto di programma c’è scritto che l’azienda si impegna ad assumere 100 Ula per 1 anno, non è costretta ad assumere a tempo indeterminato 100 persone, ma può assumere 200 persone part time per 12 mesi. In questo modo alla scadenza del contratto di programma l’impresa ha, da una parte, ridotto i costi perché ha eliminato il personale in esubero e dall’altro è riuscita a trasformare 100 posti di lavoro stabili in 200 precari avendo poi la possibilità, data la scarsità di controlli da parte della controparte pubblica, di utilizzare quelle 200 persone facendo loro fare il lavoro che facevano i 100 che aveva in carico con tanti saluti al progetto che lo Stato ha finanziato.

Queste sono le scappatoie alle quali le aziende ricorrono per aggirare la rigidità del nostro mercato del lavoro, ridurre il costo del lavoro per sopperire alla cronica mancanza di prodotti innovativi, che sono gli unici antidoti alla crisi.

MANI BUCATE L’ente di formazione fallisce, ma rinasce con i fondi europei (e assume mille persone)

8 maggio 2012

Adesso vi spiego come in Italia si usano i soldi dei fondi europei e poi vorrei sapere se quando dico che devono essere ridotti della metà (come i finanziamenti ai partiti politici) e utilizzarli piuttosto o per pagare le imprese che aspettano di vedere le loro fatture onorate da parte della Pubblica Amministrazione o, meglio ancora, per abbassare le imposte sulle aziende.

La storia inizia in Sicilia e la società beneficiaria si chiama Cefop: azienda (chiamola così per essere buoni) con oltre 1.300 dipendenti. Il Cefop serve per usare i fondi europei per corsi di formazione a favore dei lavoratori della Regione. Ha debiti per 82 milioni ed è in amministrazione giudiziaria, cioè, praticamente è fallito. Lo scorso anno il Cefop ha messo in cassa integrazione tutti i dipendenti e, siccome non era in regola con i contributi previdenziali e Tfr, non ha potuto usare i fondi pubblici per realizzare i corsi di formazione.

In un Paese normale si sarebbe tentato di chiudere con il minimo danno possibile un carrozzone pubblico, dopo, avviamente, aver pagato i debiti con Inps e dipendenti. Invece la Regione Sicilia, unico committente del Cefop, ha deciso di usare le scappatoie della legge Prodi per le grandi imprese in difficoltà, e ha spostato tutti i debiti e le passività in una nuova società e ha fatto nascere un ente ripulito da tutte le magagne del Cefop old style.

E i fondi europei? Eccoli: la società “pulita”, essendo, appunto “pulita, ha potuto ottenere dalla Regione 12 milioni di euro di provenienza regionale per realizzare, con un anno di ritardo, le attività che avrebbe dovuto svolgere l’anno scorso più altri 700mila euro come compenso per i tre professionisti che la stanno amministrando. Non solo: al Cefop stanno per arrivare altri 17,4 milioni di euro dalle Ue sempre per corsi di formazione che verranno gestiti non più da 1.300 dipendenti, ma da mille appena.

Ora un paio di questioni aperte

A)  i creditori come verranno pagati? Con i soldi europei che servono per finanziare i nuovi corsi di formazione?

B)   Siamo sicuri che non esista un modo migliore per rendere più produttivi i fondi europei visto che…

C)   …la Corte dei Conti, in uno studio che cito in Mani Bucate, ha scoperto che dopo aver frequentato un corso di formazione finanziato con i soldi europei il numero dei disoccupati aumenta invece di diminuire?

MANI BUCATE L’aeronautica della Campania incassa 5 milioni (ma ce ne sono 50 da spendere)

8 maggio 2012

Tutto ciò che si muove è pagato con i soldi dei contribuenti. Auto (Fiat), moto (Piaggio), navi (Tirrenia), aerei (low cost). I nomi li ho scritti tutti in “Mani Bucate”. Ma un’ulteriore conferma arriva dalla Campania dove sono stati assegnati 5 milioni di euro per pèrogetti di ricerca a favore delle aziende aerospaziali della Regione. Niente scandalo, proprio in questo blog ho scritto dei soldi che il Piemonte ha dato alla multinazionale Thales Alenia, che finanzia i suoi progetti di esplorazione spaziale grazie di soldi della Regione.

In Campania succede lo stesso: ci sono 50 milioni a disposizione per 21 progetti di ricerca in campo aerospaziale e per ora ne sono stati assegnati 5. Alenia Aermacchi fa la parte del leone con 2,6 milioni di euro per LWF progetto di ricerca per sviluppare configurazioni complesse in lega di titanio. Alla Atitech (ex controllata Alitalia) incassa 2,1 milioni per Atima che consiste nell’applicazione di tecnologie innovative nella manutenzione aeronautica.

Poi ci sono altri 5 miulioni che sono stati destinati a progetti “intersettoriali” a cui partecipano aziende del comparto e tra queste la Magnaghi Aeronautica che dovrebbe essere finanziata progetti per 2.872.960, Mdba 1.880.470 e Selex Sistemi Integrati 2.571.275.