Bonanni, leader della Cisl, ha ragione. Le pensioni in Italia sono troppo basse. Ma questo lo sapevo anche io. Che i governi abbiano “tradito” i pensionati potremmo discutere. Sul fatto che sia colpa della politica questo è palesemente falso.
E’ infatti evidente che l’allungamento della speranza di vita delle persone comporta il fatto che ben pochi da noi si ripagano le pensioni sulla base dei contributi versati mentre lavoravano. Ciò significa che l’età pensionabile va aumentata (oppure, ma è improponibile, si devono aumentare i contributi che si versano). Ora: a questa necessità, supportata dai numeri e non da ragionamenti, i sindacati si sono sempre opposti. Sono stati loro a bloccare sul nascere i timidissimi accenni di riforma pensionista (che, in italiano, significa appunto elevare l’età) che i governi che Bonanni accusa di aver tradito i pensionati, hanno provato a mettere in campo. Non c’è mai stata discussione. Su questo punto i sindacati hanno sempre detto: “no, non se ne parla nemmeno”. Scoprire ora che le pensioni sono basse è un po’ troppo facile e anche un pizzico demoagogico.
La proposta sindacale per venire incontro a chi ha degli assegni irrisori che, però, ricordiamolo sempre, sono ben pochi in Italia come spiega giustamente Alberto Brambilla, capo della commissione di valutazione della spesa pensionistica, è quella di legare l’andamento dell’assegno all’inflazione. Bene, solo che così si aggrava il problema, non lo si risolve. Cioè: dovrebbero aumentare anche le tasse (che gravano su chi lavora) per consentire una rediustribuzione di questo tipo. E comunque se proprio si vuole legare la pensione all’inflazione, bisogna anche aumentare l’età pensionabile. Chiedere solo il primo provvedimento è, appunto, demagogico, buono solo per sparacchiare a destra e sinistra su presunti “tradimenti”.
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