Finanza e politica: il più pulito c’ha la rogna

La speculazione contro l’euro sta rischiando di farci arrivare al capolinea. Lunedì, quando i mercati riapriranno, l’euro potrebbe iniziare una fase discendente che potrebbe indurre i governi europei a considerare la possibilità che la sua difesa non sia solo impossibile, ma sia anche controproducente. Questione di soldi (che non ci sono) da mettere in campo per difendere il Portogallo (drammatiche le parole del governo di Lisbona), ma anche questione che nessun governo del mondo è in grado di reggere l’urto della speculazione per via di un gravissimo deficit di credibilità. Gli speculatori sono più credibili dei governi: non devono riunirsi a Bruxelles per decidere che cosa fare. Lo fanno e basta.

Se siamo arrivati a questo punto la responsabilità primaria è dei debiti pubblici dei Paesi che fanno parte dell’euro e dell’America. E’ vero. Ma proviamo a chiederci come mai si sono formati. Io credo che tutto abbia a che fare con il dogma della crescita. Quella corrente di pensiero che sostiene che se un Paese non cresce del 2% in più rispetto all’anno precedente, qualche cosa nella sua struttura economica non funzioni e occorra intervenire con iniezioni di danaro (tassi bassi). Questa corrente di pensiero, che ha contagiato Alan Greenspan, tutti i governi repubblicani americani pre-clintoniani, ha portato alla spesa pubblica finalizzata alla crescita e non ad azioni di sostegno alle categorie più disagiate. Fedeli alla logica protestante in base al quale se non sei ricco è colpa tua, i governi americani hanno preferito indurre la crescita piuttosto che aiutare chi restava indietro (solo Obama è riuscito dopo decenni a varare una riforma sanitaria che desse sostegno a chi è sempre stato escluso dagli ospedali).  Lo stesso è successo in Europa: pur avendo un welfare decisamente più avanzato di quello americano, anche noi europei abbiamo voluto vivere sopra, ampiamente sopra, le nostre possibilità. Vale per i greci, vale per gli italiani, vale per gli spagnoli e vale per gli inglesi e anche per i francesi e i tedeschi (anche se in misura inferiore). Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. La politica ha voluto farci vivere al di sopra delle nostre possibilità per poter trarre dal benessere collettivo un utile personale o, meglio, partitico. Chi ci faceva stare bene vinceva, e non ci siamo mai chiesti come faceva a farci stare bene tutti. L’ideologia della crescita continua è nata in ambito accademico, ma a trarne vantaggio sono stati i mercati e i politici. La macchina era perfetta e gli effetti convergenti: i cittadini stavano meglio, i politici venivano eletti e i mercati guadagnavano. Tutti ci abbiamo guadagnato con i debiti pubblici alle stelle. Di chi è la colpa di questa situazione mi pare chiaro. Tra la finanza e la politica il più sano c’ha la rogna.

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