
Devo ammettere che mi ero sbagliato. La speculazione ha perso. I Cds scendono. L’Europa ha vinto. L’euro resiste. Un risultato che non mi sarei mai aspettato dati i mille stop and go dei governi europei sulla necessità di salvare la Grecia e con lei proteggere Portogallo e Spagna. Ieri è stata una fantastica giornata per l’Europa. Se il trend dei Cds si consoliderà nei prossimi giorni, tra qualche settimana potremo cominciare a pensare di chi è stata la colpa di quello che è successo, dove sono stati fatti degli errori e come evitare di trovarci tra qualche anno nella stessa situazione.
Su questo ha ragione Francesco Giavazzi: nessun aiuto potrà difendere dalla speculazione un Paese se questi non cresce. Il sottostante a questa affermazione è la legge economica in base alla quale se la crescita del Pil di un Paese è inferiore ai tassi che lo stesso Paese paga sulle proprie obbligazioni, il debito è destinato a crescere tendenzialmente verso l’infinito. Ad esempio: con una crescita stimata dell’1% nel 2010 (secondo il governo) o dello 0,8% (secondo l’Ocse), l’Italia paga sui propri Btp a 10 anni il 5,28% lordo. Il destino di un Paese come questo è segnato.
Ancora più segnato è il destino di un Paese come la Grecia che paga i suoi bond a 10 anni il 9,32% ma la sua crescita è stimata negativa del 2% nel 2010 e dell’1% nel 2011. Ecco perché non mancano gli economisti che pensano che sia giusto dare soldi ad Atene, ma è un po’ ipocrita chiamarlo “prestito”. Sarebbe tale, cioè avrebbe qualche possibilità di essere restituito solo se la Grecia riuscisse a mettersi a correre verso una traiettoria di crescita stabile e robustissima. Ma siccome la priorità attuale della Ue è imporre alla Grecia il risanamento dei conti pubblici, sarà assai difficile che questa corsa verso la crescita, che deve essere sostenuta e stabile negli anni, si possa realizzare.
In altre parole, come dice Giavazzi, o si cresce o si muore. Stare fermi è impossibile. E questo vale anche per noi.
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