Io sono basito dell’atteggiamento di John Elkann. In 8 mesi nei quali nell’azienda che lui presiede non ha mai detto una parola. Non è intervenuto sulla decisione di chiudere termini Imerese. Non ha detto una parola sul referendum di Pomigliano. Niente da dire sul caso Melfi. Non un sospiro sulla possibilità di trasferire all’estero una parte della produzione di Mirafiori. Niente di niente. Poi, ieri, improvvisamente, ieri ha detto la sua. Sulla Fiat? No, sulla Juve. Ha reagito, insieme al cugino Andrea Agnelli, presidente della squadra, alle non troppo velate accuse di Moratti, patron dell’Inter, di comprare le partite. E’ del tutto evidente che portarsi addosso un’eredità come quella dell’Avvocato è un’impresa e che non ci si può attendere che John Elkann possa avere quella libertà di espressione pubblica che aveva suo nonno. E’ anche comprensibile che preferisca lasciare che sia l’amministratore delegato Sergio Marchionne a trattare (si fa per dire) con i sindacati, la politica (anche qui, si fa per dire) e le banche. E’ ovvio che il giovane Elkann è ancora nella fase in cui si impara a fare il presidente di una multinazionale e che, quindi, dovremo aspettare ancora un po’ prima di sentirlo parlare sulle vicende che riguardano la Fiat. Detto tutto questo fa impressione leggere che “l’Inter non ha mai saputo perdere e non ha ancora imparato a vincere”. Bella frase, complimenti. Ma sui tre operai licenziati a Melfi, su Pomigliano, su Mirafiori, sulla crisi dell’auto… possibile nemmeno una parolina?
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