Sono passati 11 anni da quando la Commissione europea ha dichiarato illegittimi gli aiuti concessi a centinaia di imprese di Venezia e Chioggia. Sono passati 11 anni da quando la Ue ha ordinato all’Italia di recuperarli. E sono 11 anni che l’Italia evita accuratamente di farlo. Ovvio che poi, il 6 ottobre di quest’anno, pochi giorni fa, quindi, la Corte europea condanni il nostro Paese per inadempienza. E citi, tra le tante imprese che hanno fatto ricorso contro la decisione, uno degli hotel di lusso più famosi del mondo, l’Hotel Cipriani. Quella che sto per raccontare è una delle tante storie di aiuti di Stato a favore delle imprese italiane che la Ue ha dichiarato incompatibili e che poi le imprese beneficiarie non restituiscono e l’Italia è incapace di riscuotere. In “Mani Bucate” di storie come questa ne racconto a centinaia.
La storia che coinvolge l’hotel Cipriani è lunga e inizia con due leggi italiane, la 206/1995 e la 30/1997 che garantivano sgravi previdenziali a diverse categorie di imprese con base nelle aree di Venezia e Chioggia. Ovviamente l’Unione europea, attenta che leggi nazionali non concedano illegittimi vantaggi alle imprese, fa partire un’indagine che si conclude nel 1999 stabilendo che la parte di aiuti considerati compatibili erano quelli a favore delle piccole e medie imprese che creavano nuovi posti di lavoro a Venezia e Chioggia mentre erano incompatibili con le regole del mercato comune gli aiuti a favore delle grandi imprese che semplicemente mantenevano al lavoro i dipendenti senza assumerne di nuovi. Questi non potevano beneficiare degli aiuti di Stato (sotto forma di sgravi previdenziali). E, quindi, tutte quelle che avevano usufruito di questi sconti dovevano restituire i soldi allo Stato, “senza indugio” e con gli interessi. Quel “senza indugio” è durato 11 anni.
Subito emessa la decisione partono i ricorsi. A chiederne la revoca è, tra gli altri, proprio l’Hotel Cipriani che vede la sua richiesta respinta dal tribunale europeo di primo grado.
Nel 2001 l’Italia si muove per rispettare l’ordine della Ue e istituisce uno speciale gruppo di lavoro interministeriale che doveva individuare le società che non avevano diritto allo sgravio previdenziale “pescando” tra gondolieri, ristoranti, alberghi, aziende di trasporto di merci per conto terzi per vie d’acqua eccetera. Passa un altro anno e “senza indugio”, nel 2002 l’Inps fa partire le lettere alle imprese interessate intimando loro di restituire i soldi con gli interessi entro 30 giorni. Quante erano? L’Inps ne ha contate 736 delle quali 150 hanno fatto ricorso (tutti respinti). Nel 2003 nessuna di queste aveva ancora restituito gli aiuti ottenuti illegalmente. Nel 2004 altre 246 aziende fanno ricorso e, in alcuni casi, il giudice italiano decide di sospendere il recupero in attesa della sentenza-pilota, quella riguardante il ricorso presentato dall’hotel Cipriani. Nel 2005 i ricorsi aumentano: sono 251 le imprese che chiedono e ottengono la sospensione. E si arriva al 2011: il 6 ottobre la quinta sezione della Corte europea decide di condannare “la Repubblica italiana, non avendo adottato, nei termini stabiliti, tutte le misure necessarie a recuperare presso i beneficiari gli aiuti concessi in base al regime di aiuti dichiarato illegittimo e incompatibile con il mercato comune”. Volete sapere quanto l’Italia è risucita a recuperare? Meno del 2% degll’importo che avrebbe dovuto ottenere dopo 60 giorni dalla notifica della decisione del 2000.
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