Dalla Videocon di Anagni gli indiani sono scappati da un pezzo. Hanno battuto la ritirata dopo aver intascato la bellezza di oltre 195 milioni di euro per la fabbrica in provincia di Frosinone e per un’altra a Pavia, la Necchi Compressori. Sul campo di battaglia non hanno lasciato feriti, solo vittime. Vittime di speculazioni i 1300 dipendenti rimasti in organico, da ieri sono definitivamente senza lavoro dopo che il Tribunale ha dichiarato fallita la società controllata dalla multinazionale della famiglia Dhoot, una delle più ricche del pianeta. Prima di leggere di questa storia c’e’ bisogno di tirare un bel sospiro e farsi assistere dal noto pacifismo di un altro indiano, Ghandi. Perche’ i suoi connazionali della Videocon l’hanno fatta proprio grossa. Ne parlo dettagliatamente in “Mani Bucate”.
L’arrivo in Italia risale al 1999 quando i Dhoot comprano per 12 milioni di euro la Necchi compressori di Pavia. La Regione Lombardia l’accoglie con un contributo di 11 milioni di euro per la formazione del personale. Il rilancio della produzione resta un miraggio: ci perdono tutti, lavoratori e istituzioni, eccetto gli imprenditori asiatici. Qualche anno dopo, nel 2005, comprano la fabbrica dove la Thomson realizza televisori e componenti come gli schermi. Il piano industriale e’ ambizioso, prevede investimenti da 900 milioni di euro, circa 180 dei quali a carico dello Stato. Comincia cosi’ un tira e molla con gli indiani, a cui quei soldi dopo un po’ non bastano più. Minacciano di chiudere lo stabilimento di Anagni e andare via, così lo Stato deve rincorrerli con le borse cariche di milioni di euro. Quando i soldi finiscono, gli indiani voltano le spalle.
I 1300 dipendenti della Videocon non solo trascorrono più tempo a casa (in cassa integrazione) che in fabbrica, ma da ieri hanno dovuto ingoiare il boccone amaro della perdita del posto di lavoro. La sentenza della sezione fallimentare del Tribunale di Frosinone chiude sette anni di cassa integrazione. La disperazione aveva portato operai e impiegati a occupare la fabbrica alla vigilia dell’udienza per il concordato preventivo. Sulla strada dell’accordo con i creditori, che chiedevano la restituzione di oltre cento milioni di euro, si e’ presentata un’altra istanza di fallimento, quella che ha spezzato le ultime, residue speranze di salvare la Videocon dal crac. Il verdetto ha aperto un altro interrogativo: gli indiani restituiranno i soldi all’Italia o si sfregheranno le mani per il gran colpo messo a segno?
Etichette: Anagni, cassa integrazione, Dhoot, Nordmende, Videocon
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