INTERMEZZO Solo il mercato stabilisce quali sono le scuole migliori, non un “comitato centrale” né i test Invalsi

La peggiore performance del governo Monti riguarda la scuola. Non perché non abbia tagliato i fondi all’istruzione (parliamo di soldi per licei, istituti professionali e Università), ma perché non ha il coraggio di varare quella rivoluzione che, illusi, ci si attendeva: consentire ai fruitori del servizio di scegliere il tipo, il luogo, la quantità e la qualità di formazione che si desidera. Per essere chiari: non potrà mai essere una struttura ministeriale che usa le prove Invalsi (sulla cui scarsa affidabilità c’è una così ampia pubblicistica che è legittimo domandarsi se sia il caso di attribuire a quei risultati qualche autorevolezza) a stabilire quali sono le scuole migliori. Io, per esempio, non sceglierei mai la scuola migliore per i miei figli basandomi sui risultati dei test Invalsi, buoni per qualche statistica. A stabilire quali sono le scuole migliori è solo il mercato.

Certo: capisco che pronunciare la parola “mercato” accanto alla parola “scuola” ha l’effetto di attirarsi gli strali, le accuse, addirittura le minacce di chi pensa che prioritaria sia l’innalzamento della qualità dell’istruzione pubblica senza mai specificare in che cosa consista esattamente “aumentare la qualità dell’istruzione pubblica” se non aumentare la spesa pubblica per l’istruzione pubblica. Ma l’equazione più spesa uguale più qualità non funziona (e non funziona soprattutto in Italia) se non si inserisce nel meccanismo un sistema premiale per le buone scuole e uno penalizzante per le cattive scuole.

Il mercato, nel settore scolastico, non deve far paura, perché esso corrisponde agli utenti, cioè alle famiglie e agli studenti. Faccio un esempio pratico: i genitori (in maggioranza le mamme) hanno ormai già scelto la scuola che i loro figli frequenteranno nell’anno scolastico 2012-2013. E lo hanno fatto sulla base di informazioni assunte sia nel corso degli open day degli istituti sia, soprattutto, sulle informazioni che raccolgono tra amici, parenti, conoscenti, ex studenti, ex docenti. Questi sondaggi portano alla decisione finale. Poi, una volta individuata la scuola migliore, le famiglie si fanno i conti in tasca per stabilire se possonoi permettersi di sostenere le spese di quel tipo di istruzione, magari privata e, nel caso in cui non possano, sono costrette a ripiegare su altri istituti, magari pubblici, che non garantiscono la stessa qualità. Questo è sbagliato.

La soluzione per permettere a studenti meritevoli di frequentare le scuole che i loro genitori non si possono permettere è mettere in concorrenza le scuole che ci sono (pubbliche o private non ha importanza) attraverso lo strumento del “buono scuola” che abbassa il prezzo dell’istruzione rendendo omogenei i costi per l’utente-famiglia che possono così decidere in vera libertà quanta e quale istruzione “acquistare”. Sono loro a decidere quali sono le scuole migliori, e non un “comitato centrale”. Sono loro che stabiliranno quali sono le scuole migliori, perché saranno quelle con il maggior numero di studenti e, quindi, con i maggiori incassi che permettono di assumere i migliori professori.

E’ evidente, infatti, che la riforma (ma sarebbe meglio chiamarla rivoluzione) del buono-scuola non può esistere senza un’incisiva riformulazione degli ambiti d’intervento e dei poteri dei dirigenti scolastici (cioè dell’offerta) che devono avere la massima autonomia nelle assunzioni e, conseguentemente, nei licenziamenti dei professori, che diventano, così, il vero asset strategico di ogni singolo istituto.

Dare il potere di decidere alle famiglie e introdurre la meritocrazia nelle aule scolastiche: due tabù sia per la parte maggioritaria del sindacato sia per la parte minoritaria (ma culturalmente egemone) dei partiti. Questo è il motivo per il quale la rivoluzione scolastica era da attendere da un ministro dell’istruzione non legato (?) a nessuno di questi due ambienti. Ma (anche questo ministro) ha preferito passare alle cronache piuttosto che alla storia.

 

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15 Risposte a “INTERMEZZO Solo il mercato stabilisce quali sono le scuole migliori, non un “comitato centrale” né i test Invalsi”

  1. Gian Piero de Bellis Dice:

    Condivido pienamente quanto detto ma mi sono bloccato quando ho letto l’affermazione, tutta giornalistica, “A stabilire quali sono le scuole migliori è solo il mercato.” Non sarebbe meglio scrivere: “A stabilire quali sono le scuole migliori sono solo gli utenti (includendo in ciò le famiglie).” Io il signor mercato non l’ho mai visto. E lei signor Cobianchi?

  2. marcocobianchi Dice:

    @Gian Piero Emendamento accolto all’unanimità e con voto palese.

  3. Romina Zanello Dice:

    Sono invece pienamente d’accordo con Monti, per varie ragioni. In primo luogo, la scuola pubblica va difesa. E nel nostro paese la scuola pubblica rimane di qualita’, per quanto vi siano delle riforme da attuare. In secondo luogo, molti genitori iscrivono il proprio figlio in un particolare istituto anche per motivi che esulano dalla mera offerta formativa intesa come acquisizione di competenze. Si considera spesso l’orario di chiusura, i pomeriggi (fatto non secondario per genitori che lavorano a tempo pieno e condivisibile), ma anche che quella specifica scuola non sia eccessivamente esigente e che permetta al pargolo di ottenere in tempi brevi un diploma, senza troppa fatica, intendiamoci. Il successo di alcuni istituti si basa proprio su dio’. Personalmente per mio figlio considero il livello di preparazione che una scuola offre, pubblica o privata che sia. Le prove Invalsi spronano a studiare grammatica, lingue e matematica, i pilastri del sapere. E nel contempo permettono di verificare l’operato del docente. Bravo Monti!

  4. marcocobianchi Dice:

    @Romina Certo, le motivazioni che spingono una famiglia a scegliere una scuola piuttosto che un’altra possono essere anche “al ribasso” (colgo la sottile critica alle scuole private). Ma il punto è che la frase “la scuola pubblica va difesa” non la condivido, perchè è vuota. Mi spiego: a me interessa che il figlio dell’operaio di Termini Imerese in cassa integrazione abbia la possibilità di studiare alla Bocconi. Difendere la scuola pubblica (analogamente a “difendere la scuola privata”) non ha senso, serve solo per consolidare lo steccato che divide chi può permettersi un’ottima scuola da chi, invece, non se la può permettere. Cioè: difende la divisione in classi della società mentre io vorrei che si dividesse tra chi è bravo e chi non lo è.

  5. Romina Zanello Dice:

    La scuola ha bisogno di fondi ragionati. Non si puo’ fare come in Friuli dove si gettano milioni per l’insegnamento del friulano e si scartano le lingue straniere (e’ solo un esempio). In questo senso la scuola pubblica deve essere migliorata, rendendola funzionale ai fini dell’inserimento del cittadino nella societa’. La Bocconi, poi, prevede rette diverse a seconda del reddito con borse di studio per gli studenti meritevoli. Insomma, credo che siano molti di piu’ gli esempi di coloro che in una scuola privata cercano un “diplomificio” piuttosto che coloro che abbandonano gli studi perche’ non appartengono a famiglie benestanti. Non vedo, insomma, la necessita’ di sostenere la proliferazione di istituti privati quando e’ la scuola di tutti quella che deve essere sostenuta. Gli insegnanti poi devono essere valutati: puo’ succedere che una classe sia mediocre, ma se un docente non e’ mai in grado di far emergere una parte di essa portandola all’eccellenza ci si dovrebbe interrogare sulle sue reali capacita’ didattiche. Sono insegnante e credo che sia giusto abbandonare il tabu’ dell’intangibilita’ della casta dei docenti. Le prove Invalsi servono, o servirebbero, anche a questo.

  6. marcocobianchi Dice:

    @Romina Quella del Friuli non la conoscevo. Conosco megli ol’esempio sardo: anche lì milioni pubblici per insegnare il dialetto all’Università da “insegnanti madrelingua” (l’ho scritto in “Mani Bucate”. Sui diplomifici, credo anche io che siano un cancro del sistema, ma tenga conto di questo: se io mi laureo in un’Università che non conta nulla, nessuna azienda prenderà mai in considerazione il mio cv. Voglio dire che accessorio fondamentale alla rivoluzione scolastica è anche l’abolizione del valore legale del titolo di studio, in modo da far contare, al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro, la laurea “sudata” da quella “comprata”. Poi, se qualcuno se la vuole comprare, faccia pure, non mi interessa. L’importante è che a un concorso pubblico non venga messa sullo stesso piano di una laurea “vera”.
    P.S. Vorrei toglierle il sospetto che io “parteggi” per le scuole private. Non è così: io parteggio per i bravi che, con questa struttura scolastica, hanno troppe poche opportunità di emergere.

  7. Gian Piero de Bellis Dice:

    Innanzitutto sarebbe bene non utilizzare più la coppia fuorviante pubblico-privato ma quella ben più pertinente di scuola statale e scuola non statale (in Inghilterra ad esempio le “public schools” sono scuole non statali).
    In secondo luogo, fino a quando il Ministero imporrà i suoi programmi a tutte le scuole, l’evoluzione culturale sarà limitata a qualcosa di burocratico-libresco, mai davvero al passo con i tempi o anticipatore del futuro. L’Italia è un paese allo sbando perché gli italiani che hanno frequentato le scuole (statali o non statali) non hanno la più pallida idea del metodo scientifico e di cosa sia la risoluzione dei problemi.
    Infine, sino a quando esisterà il riconoscimento legale del titolo di studio (il pezzo di carta che dà accesso alle professioni) le scuole saranno sempre dei diplomifici più che dei luoghi in cui si accede al meglio delle conoscenze del passato e si pongono le basi per sviluppare le conoscenze del futuro.
    Faccio presente, a chi lo ignorasse, che nella classifica delle università del mondo, la prima delle italiane (Università di Bologna) si trova al 226° posto (http://www.studenti.it/universita/orientamento/la-classifica-delle-universita-migliori-del-mondo-secondo-il-new-york-times.php).

  8. Romina Zanello Dice:

    Abito all’estero e mio figlio frequenta una scuola privata, molto buona. Sulla scuola pubblica stendiamo un velo pietoso… In molti paesi la scuola pubblica e’ stata a lungo trascurata con il risultato che l’istruzione di qualita’ qui e’ a carico della famiglia. Mi sento pertanto di difendere con tanta forza l’insegnamento pubblico in Italia perche’ una dispersione dei fondi porterebbe inevitabilmente ad un deterioramento della scuola di tutti. Allora le possibilita’ sarebbero effettivamente limitate solo a chi puo’ o e’ in grado di scegliere – perche’, non dimentichiamolo, non tutti i genitori sanno quale sia una scuola di qualita’.

  9. giorgio d'amore Dice:

    salve a tutti. sarebbe interessante anche valutare quanto costa la scuola pubblica per singolo studente. una volta avevo fatto i calcoli dividendo la spesa statale per la scuola per il numero degli allievi. veniva fuori che uno studente costa 8.000 euro anno!!! in una scuola privata la media del costo è 4.500 euro

    In Belgio anni fa fecero una legge che diceva: lo Stato dà i soldi per la spesa pubblica non alle scuole (come avviene in Italia: lo Stato paga tutte le scuole in modo indiscriminato e coprendo tutte le loro spese … a prescindere se siano spese corrette o meno!) ma alle famiglie. A ogni famiglia vengono dati 5.000 euro (per esempio) e la famiglia sceglie la scuola pagando con questo buono scuola.

    Risultato:
    - le scuole pubbliche buone hanno avuto più studenti, quindi più fondi e quindi hanno investito di più
    - le scuole private buone idem
    - le scuole pubbliche e private non buone hanno diminuito i loro fondi, qualcuna ha chiuso per scarsità di studenti …

    e lo Stato ha risparmiato dei soldi (anche in Belgio l’investimento per la scuola pubblica costava – per singolo alunno) più di una retta di una scuola privata media.

    Interessante no? Marco fai un’inchiesta su questo tema … se puoi :-) e vuoi

  10. marcocobianchi Dice:

    @Giorgio E’ il sistema dei voucher introdotto, per quanto di sua competenza, dalla Regione Lombardia. E’ la strada giusta e forse anche l’unica. Per questo sono a favore dei tagli alla scuola, perchè renderanno improcastinabile una riforma vera che è proprio quella che dici tu. Ma le resistenze sono enormi e sono soprattutto da parte dei sindacati che non vogliono la competizione tra scuole rinunciando, così, a fare emergere chi è bravo da chi non lo è.

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