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	<title>Mani bucate - Marco Cobianchi</title>
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	<description>IL LIBRO CON I NOMI DELLE IMPRESE CHE INCASSANO AIUTI PUBBLICI</description>
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		<title>Mani bucate - Marco Cobianchi</title>
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		<title>Cosa ispira il referendum bolognese: gli insegnanti &#8220;servitori dello Stato&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 09:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Stamattina Simone Spetia ha avuto ospite in trasmissione Mila Spicola. Molto interessante. La professoressa Spicola è un’insegnante (ma, apprendo dalla sua pagina Facebook, scrive anche sull’Unità, su Micromega ed è stata responsabile scuola del Pd a Palermo) ed è una delle promotrici del referendum bolognese di domenica che punta ad abolire il finanziamento comunale [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4116&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/imgres1.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4132" alt="imgres" src="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/imgres1.jpeg?w=450"   /></a></p>
<p>Stamattina <a href="https://twitter.com/simonespetia" target="_blank">Simone Spetia</a> ha avuto ospite in trasmissione <a href="https://twitter.com/MilaSpicola" target="_blank">Mila Spicola</a>. Molto interessante. La professoressa Spicola è un’insegnante (ma, apprendo dalla <a href="https://www.facebook.com/mila.spicola?ref=ts&amp;fref=ts" target="_blank">sua pagina Facebook</a>, scrive anche sull’Unità, su Micromega ed è stata responsabile scuola del Pd a Palermo) ed è <a href="http://manibucate.com/2013/05/20/una-firma-et-voila-sei-subito-di-sinistra/" target="_blank">una delle promotrici</a> del <a href="http://referendum.articolo33.org/" target="_blank">referendum bolognese</a> di domenica che punta ad abolire il finanziamento comunale alle scuole private paritarie. <span id="more-4116"></span>Finanziamento pari a 1 milione di euro, il 2,8% del totale, che serve per fornire il 23% del servizio di asili nido (da cui deriva che il 97,2% serve per il restante 77%, ma comprendo che un ragionamento sui numeri possa essere troppo provinciale per i cultori del diritto, quindi lasciamo perdere).</p>
<p>La Spicola ha fatto molte citazioni dotte per dimostrare, Costituzione alla mano, che i <strong>“padri costituenti” non volevano proprio, ma proprio non se lo sognavano nemmeno, che lo Stato finanziasse le scuole private</strong> e che quindi ogni interpretazione successiva tesa a dimostrare il contrario sono risibili sotterfugi. Brandendoli come fossero Madonne costituenti in processione, ha più volte citato i “padri costituenti”, cioè gli uomini e le (poche) donne che hanno scritto e votato la Costituzione.</p>
<p>Nel 1948.</p>
<p>Siamo nel 2013.</p>
<p>Tra le citazioni della Spicola; Aldo Moro e Meuccio Ruini, entrambi uomini del loro tempo, onorevoli di un Paese uscito da 20 anni di dittatura, da una guerra devastante, analfabeta, arretrato con una mortalità infantile a livelli folli, con le industrie distrutte. <strong>In quella situazione l’unica cosa che c’era, o sembrava esserci, era lo Stato</strong> e da quello si doveva ripartire per dare un riferimento unitario a uno Paese che aveva visto il suo Re fuggire.</p>
<p>La Spicola ha citato le Madonne costituenti dimostrando di conoscere (ma non a memoria, ripassare) gli appunti delle discussioni che hanno portato alla scrittura del famoso articolo 33 che, al comma 3, contiene la famosa espressione <strong>“senza oneri per lo Stato”</strong>. Sulla ricostruzione storica, niente da dire: le Madonne costituenti erano contrarie al finanziamento pubblico delle scuole private. Non si discute.</p>
<p>Nel 1948.</p>
<p>Siamo nel 2013.</p>
<p>Peraltro penso che tenere bloccato un Paese sulla base di ciò che 556 persone hanno deciso nel 1948 non sia un errore. Credo sia proprio delittuoso, ma questa è un’opinione. <strong>L’espressione che davvero mi ha colpito è un’altra. La Spicola, professoressa si è definita “servitrice dello Stato”</strong>. Ecco: in quel momento ho capito tutto. Tutto mi è apparso limpido e lineare. Fino a pochi istanti prima non riuscivo a capacitarmi di come delle mamme potessero essere contrarie al finanziamento pubblico alle scuole private che danno un servizio che lo Stato (nel caso specifico, il Comune di Bologna) non è in grado di fornire. Poi la Spicola ha, senza saperlo, diradato tutta la nebbia che mi offuscava il cervello.</p>
<p>Se una persona che svolge un mestiere pagato dallo Stato si definisce “servitore dello Stato” vuol dire che siamo alla frutta. Perché vuol dire che anche un controllore che svolge il suo servizio sui treni è un servitore dello Stato, anzi, lo è ancora di più, perché il suo datore di lavoro si chiama proprio “Ferrovie dello Stato”. Non si può sbagliare. Un addetto al movimento terra che lavora all’aeroporto di Linate è, invece, un “servitore del Comune”, visto che il Comune ne controlla il 54% del capitale. Come, ovviamente, il conducente di un tram: anche lui “servitore del Comune”. <strong>Chi, invece, lavora alle Ferrovie Nord di Milano è un servitore della Regione,</strong> che ne possiede la maggiorana. In base a questa logica, poco importa se quello che fanno lo fanno bene, con impegno, professionalità, dedizione, perché in realtà non rispondono alle persone che usufruiscono del servizio che loro, attraverso il loro lavoro, offrono. No: loro, essendo “servitori dello Stato” rispondono a <strong>un ente superiore dotato di una funzione moralmente superiore a quella di chi, disgraziatamente, prende il treno o la metropolitana.</strong></p>
<p>La storia del diritto va in tutt’altra direzione. Dopo la pace di Westfalia, 1648, l’interpretazione condivisa nel mondo occidentale sul ruolo, la natura e soprattutto le funzioni dello Stato è riassumibile nella seguente frase: “Lo Stato è un ente regolatore come molti altri, si differenza dagli altri solo per la possibilità di esercitare un potere sovrano dotato di forza cogente”. Esame di diritto pubblico. Lo ripeto perché mi sembra importante: <strong>“Lo Stato è un ente regolatore come molti altri, si differenza dagli altri solo per la possibilità di esercitare un potere sovrano dotato di forza cogente”.</strong></p>
<p>Un insegnante non è servitore dello Stato: è servitore dei ragazzi che i genitori gli hanno affidato. A loro, e alle famiglie, deve rendere conto, non allo Stato il quale, peraltro non gli chiede conto proprio di nulla visto che i sindacati degli insegnanti hanno impedito ogni sistema di valutazione del merito basato su competenza ed impegno. E faccio osservare alla professoressa Spicola che <strong>i bambini sono tutti uguali, non ci sono bambini pubblici o bambini privati.</strong> Non ci sono bambini statali o comunali. Tutti hanno diritto a un <a href="http://manibucate.com/2013/05/14/perche-chi-non-vuole-le-scuole-private-e-un-classista-che-fa-gli-interessi-dei-ricchi/" target="_blank">insegnamento di alta qualità</a>, che la Spicola non garantisce, visto che è “servitrice dello Stato”. Non dei ragazzi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/4116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/4116/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4116&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una firma et voilà, sei subito di sinistra</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 13:05:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Elenco non aggiornato dei vip che hanno aderito all&#8217;opzione A del referendum di Bologna. Quelli, cioè, che vogliono che i bambini dei poveri frequentino solo scuole materne pubbliche riservando ai bambini delle famiglie ricche le scuole materne private. Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Nadia Urbinati, Angelo Guglielmi, collettivo di scrittori Wu Ming, Maurizio Landini, Lella [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4096&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Elenco non aggiornato dei vip che hanno aderito all&#8217;opzione A del referendum di Bologna. Quelli, cioè, che vogliono che i bambini dei poveri frequentino solo scuole materne pubbliche riservando <a href="http://manibucate.com/2013/05/14/perche-chi-non-vuole-le-scuole-private-e-un-classista-che-fa-gli-interessi-dei-ricchi/" target="_blank">ai bambini delle famiglie ricche</a> le scuole materne private.</p>
<p><span id="more-4096"></span>Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Nadia Urbinati, Angelo Guglielmi, collettivo di scrittori Wu Ming, Maurizio Landini, Lella Costa, Sabina Guzzanti, Valerio Mastrandrea, Isabela Ragonese e Ivano Marescotti, Moni Ovadia, Paolo Flores d&#8217;Arcais, Dario Fo, Salvatore Settis, Michele Serra, Valeria Golino (nella foto), Corrado Augias, Philippe Daverio, Isabella Ferrari.</p>
<p>Dev&#8217;essere triste essere costretti a firmare un referendum che toglie la libertà di scelta ai bambini per poter dire in pubblico: avete visto? Ho firmato, io sì che sono di sinistra.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/4096/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/4096/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4096&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;intervento a Festival del giornalismo di Perugia</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;internazionalizzazione, i nuovi linguaggi e l&#8217;economia<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4093&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='450' height='284' src='http://www.youtube.com/embed/daRLWIgwpw4?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p>L&#8217;internazionalizzazione, i nuovi linguaggi e l&#8217;economia</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/4093/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/4093/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4093&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Rodotà è un vescovo della religione dello Stato (cosa scrive in &#8220;Elogio del moralismo&#8221;)</title>
		<link>http://manibucate.com/2013/05/19/rodota-e-un-vescovo-della-religione-dello-stato-cosa-scrive-in-elogio-del-moralismo/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 07:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlare di un libro di Stefano Rodotà è impossibile se non in una prospettiva religiosa. Nel senso che Rodotà è un fedeledevoto del culto dello Stato il cui libro della verità rivelata si chiama “Costituzione”. Fine delle trasmissioni. Però alcune cose vanno dette sul suo “Elogio del moralismo”, che altro non è se non la [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4080&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><a href="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/unknown.jpeg"><img class="size-full wp-image aligncenter" id="i-4088" alt="Immagine" src="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/unknown.jpeg?w=265" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Parlare di un libro di Stefano Rodotà è impossibile se non in una prospettiva religiosa. Nel senso che </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Rodotà</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;"> è un </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">fedele</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">devoto </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">del </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">culto dello </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Stato il cui libro della verità rivelata si chiama “Costituzione”. </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Fine delle trasmissioni. </span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><span id="more-4080"></span>Però alcune cose vanno dette sul suo <a href="http://www.ibs.it/code/9788858106174/rodot-a-stefano/elogio-del-moralismo.html" target="_blank">“Elogio del moralismo”</a>, che altro non è se non la raccolta di alcuni suoi articoli sul tema dell&#8217;etica pubblica pubblicati da </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">La </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Repubblica (e già pubblicati nel 2011 e ripubblicati ora) preceduti da un&#8217;introduzione. La prima cosa è che il libro contiene un falso storico abbastanza grave. In un articolo pubblicato il 3 marzo del 2011 Rodotà definisce la scuola pubblica “organo costituzionale” prendendo a prestito una definizione di Piero Calamandrei. La fa sua al punto che questa definizione gli serve per attaccare il presidente del Consiglio di allora, Berlusconi (ah, a proposito, non l&#8217;ho detto, ma mi sembrava ovvio: tutto il libro è contro Berlusconi) che aveva criticato la scuola pubblica. </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">A questo punto Rodotà dice che </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">“un organo costituzionale delegittima un altro organo costituzionale”. </span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Allora: un momento, ragioniamo. Il libro della verità riv</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">e</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">lata dice che gli organi costituzionali sono: il Presidente della Repubblica, il Parlamento, il Governo e la Corte Costituzionale. Se Rodotà mette insieme uno di questi, il presidente del Consiglio, con la scuola pubblica, fa opera di disinformazione. E, infatti, la fa. </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Tralascio le mistificazioni </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">come quella che </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">la scuola privata port</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">a</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;"> alla “esasperazione della propria identità” (siamo al delirio). </span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Ma, </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">anche ammettendo, in un momento di debolezza, che la scuola pubblica </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">sia davvero</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;"> un “organo costituzionale”, siccome Rodotà suppone che ogni cambiamento della Costituzione è un “attacco alla Costituzione” ne deriva che modificare l&#8217;assetto scolastico italiano è, appunto, “un attacco alla Costituzione” salvo ricordargli che di “attacchi” la Costituzione ne ha subìti 14, perchè <a href="http://manibucate.com/2013/03/28/la-politica-ha-fatto-della-costituzione-una-merce-di-scambio-bene/" target="_blank">14 sono le modifiche </a>che le sono state apportate </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">alla Carta </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">con i voti anche del centro</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">si</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">nistra. L&#8217;ultimo caso riguarda la scellerata modifica del Titolo V. </span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Non cito </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">altre sciocchezze sesquipedali </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">se non per rilevare </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">che </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">sono quelle che</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;"> fanno tendenza nella cultura dominante e impedisce un ragionamento serio e pacato su come innalzare il livello della qualità dell&#8217;istruzione in Italia. Con un devoto religioso come Rodotà che definisce la scuola pubblica “organo costituzionale”, questo dialogo, </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">serio, pacato, basato sui numeri e non su una fede,</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;"> è impossibile.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Le <a href="http://noisefromamerika.org/articolo/li-mortacci-ignoranza-economica" target="_blank">citazioni economiche</a>, poi, sembrano scritte da chi non ha mai conosciuto un imprenditore (se non Carlo De Benedetti, I suppose). Parla di “economia deregolata” quando il costo della burocrazia per le piccole e medie imprese è di 61 miliardi. Parla di “privatizzazione della sfera pubblica” quando lo Stato rappresenta oltre il 50% dell&#8217;economia nazionale. Parla </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Helvetica Neue', Arial, sans-serif;"><span style="font-size:large;">di “dittatura dell&#8217;economia” quando il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-19/terzi-profitti-vanno-fisco-063547_PRN.shtml" target="_blank">Total Tax Rate</a> che grava sulle imprese italiane è vicino al 70%. Insomma: corbellerie accettabili solo, appunto, se ci si approccia agli scritti di Rodotà sapendo che sta parlando un vescovo della religione laica dello Stato. Ciò che scrive non sembra affatto il frutto degli studi di un serio intellettuale. </span></span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/4080/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/4080/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4080&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Perchè chi non vuole le scuole private è un classista che fa gli interessi dei ricchi</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 14:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi è contrario al finanziamento pubblico alle scuole private, di solito, usa il seguente, stringente, argomento: i poveri non devono pagare per le scuole dei ricchi. E’ una posizione che condivido totalmente e, anzi, la faccio mia: i poveri non devono assolutamente pagare le scuole dei ricchi. Peraltro la scuola pubblica non è gratis, perché [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4057&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/11.jpeg"><img class="size-full wp-image aligncenter" id="i-4060" alt="Immagine" src="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/11.jpeg?w=268" /></a></p>
<p>Chi è contrario al finanziamento pubblico alle scuole private, di solito, usa il seguente, stringente, argomento: i poveri non devono pagare per le scuole dei ricchi. E’ una posizione che condivido totalmente e, anzi, la faccio mia: i poveri non devono assolutamente pagare le scuole dei ricchi. Peraltro la scuola pubblica non è gratis, perché viene pagata con le tasse sia dei poveri che dei ricchi ed è trascurabile il dettaglio che i ricchi pagano la scuola due volte: le tasse per finanziare la scuola dei poveri e le tasse per mandare i propri figli alle scuole dei ricchi. Ma, siccome, appunto, sono ricchi, evidentemente, tutto ciò è secondario.</p>
<p><span id="more-4057"></span>Fin qui tutto chiaro. Cominciamo a porre un dubbio. Ad esempio: in questo dibattito è totalmente assente una seconda distinzione, che a me sembra molto più importante, ovvero quali sono le scuole peggiori e quali sono le scuole migliori. Ammesso e non concesso che le scuole pubbliche siano peggiori e quelle private siano migliori, ne consegue che i poveri vanno nelle scuole peggiori e i ricchi nelle scuole migliori. Ripeto: ammesso e non conceso, perché esistono in giro per l’Italia delle eccellenti scuole pubbliche e delle pessime scuole private. Ma, in modo dozzinale, la distinzione scuola pubblica-cattiva scuola e scuola privata-buona scuola, in linea generale, regge.</p>
<p>A questo punto, sempre se non vogliamo essere classisti e sempre che ci preoccupiamo di far frequentare ai ragazzi italiani buone scuole, la domanda giusta da porsi non è come far pagare ai ricchi le loro scuole ma, piuttosto, come far frequentare ai figli dei poveri le scuole migliori.</p>
<p>Infatti, l’unica domanda alla quale chi è contrario alle scuole private non sa rispondere è la seguente: che cosa succede se un povero vuole far frequentare al proprio figlio una scuola per i ricchi? Io, se mi mettessi nei panni di chi è contrario alla scuola privata, francamente, non saprei cosa dire se non che occorre far diventare la scuola pubblica altrettanto buona come quella privata. Da ciò ne consegue la necessità di nuovi investimenti, più soldi e, magari, perché no?, più scuole. Ma &#8220;più soldi&#8221; non significa automaticamente &#8220;scuola migliore&#8221;: è un sillogismo che non regge soprattutto per il meccanismo di reclutamento degli insegnanti. Fino a quando i professori sono scelti da una graduatoria e non in base a colloqui individuali tesi a riconoscere le loro specifiche competenze e la loro attitudine a uno dei lavori più delicati e difficili del mondo, è molto difficile che &#8220;più soldi&#8221; alla scuola pubblica significhi &#8220;scuola migliore&#8221;. D&#8217;altra parte il colloquio individuale, la misurazione delle competenze, la verifica dei risultati è un processo al quale si sottopone qualsiasi lavoratore del settore privato, quindi non si capisce perchè da questo meccanismo di valutazione debbano essere esclusi gli insegnanti.</p>
<p>Tornando a noi: io penso che l’unico modo per permettere ai figli dei poveri di frequentare le scuole dei ricchi è consentire alle famiglie di scegliere la scuola migliore, che può essere privata o pubblica. Questo è il sistema dei voucher o del “buono scuola”: un assegno consegnato nelle mani delle famiglie che decidono in quale scuola spenderlo finanziando, in questo modo, quella scuola. La quale scuola non dovrebbe ricevere dallo Stato nessun altro trasferimento perché ogni finanziamento sarebbe incorporato dentro il voucher. Ovviamente il voucher deve essere differenziato in base al reddito della famiglia, in modo che un ricco non abbia dallo Stato la stessa cifra da spendere che viene consegnata nelle mani di un povero, ma ne metta un po’ del suo.</p>
<p>Chi è contrario alla scuola privata non può essere favorevole al sistema dei voucher perché lo vede come un subdolo sistema di finanziamento della scuola privata mentre invece, in un sistema di buoni scuola, la distinzione tra pubblico e privato non esisterebbe di fatto più: l’unica distinzione sarebbe tra quelle buone e quelle cattive: le prime ottengono molti soldi perché molte famiglie iscrivono i propri figli, le seconde ne ottengono meno perché meno famiglie vi iscriverebbero i propri e, piano piano, chiuderebbero.</p>
<p>Il sistema del “buono scuola” è l’unico che permette ai figli dei poveri di frequentare buone scuole dando a loro e alle loro famiglie il diritto di scegliere quella che ritiene migliore. La distinzione, invece, tra pubblico e privato continuerà a discriminare non tra studenti bravi e studenti cattivi, ma tra figli di papà e figli di nessuno. Quindi: chi non vuole i buoni scuola è un classista che lavora a favore dei ricchi e a danno dei poveri. Qualsiasi cosa dica.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/4057/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/4057/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4057&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Come funziona (davvero) Bitcoin, la moneta che piace ai grillini</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 09:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marcello Marini è uno dei tre imprenditori italiani che ci crede. E’ amministratore unico dello studio di architettura Ottonodi di Roma e da qualche mese ha deciso di permettere ai suoi clienti di pagarlo non in euro e nemmeno in dollari, ma in Bitcoin. “Per ora nessuno me l’ha chiesto”, dice, “anche se in questo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4045&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/bitcoin.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4054" alt="bitcoin" src="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/bitcoin.jpeg?w=450"   /></a>Marcello Marini è uno dei tre imprenditori italiani che ci crede. E’ amministratore unico dello studio di architettura Ottonodi di Roma e da qualche mese ha deciso di permettere ai suoi clienti di pagarlo non in euro e nemmeno in dollari, ma in Bitcoin. “Per ora nessuno me l’ha chiesto”, dice, “anche se in questo momento il problema non è come farsi pagare dai clienti, ma avere i clienti”. <span id="more-4045"></span>In ogni caso non avrebbe fatto un buon affare: il valore della valuta elettronica più famosa del mondo, che è stata definita “la più grande invenzione della storia monetaria dopo la cartamoneta”, è letteralmente crollato in due giorni <b><span style="text-decoration:underline;">(tra l’11 e il 12 aprile) del 50 per cento per poi risalire nelle settimane successive.</span></b> Potrebbe essere stato un bug informatico o un attacco hacker anche se più probabilmente si è trattato dello scoppio di una “bolla” finanziaria. Ciò non toglie che Bitcoin sia un fenomeno che sta conquistando la rete e che ha permesso ad alcuni fortunati neofiti di diventare ricchi semplicemente installando un software gratuito sul proprio computer. Bitcoin è una moneta elettronica nata il 3 gennaio del 2009 e che oggi circola in poco più di 11 milioni di pezzi del valore di 84<b><span style="text-decoration:underline;"> euro ciascuno per un totale di 924 milioni di euro </span></b>che, per ora, sono utilizzati da qualche centinaia di migliaia di persone ma che promette di diventare una specie di standard nel variegato mondo delle monete virtuali. Per spiegare come fare per ottenere Bitcoin occorre usare il suo gergo ufficiale, che è quello dei cercatori d’oro. Chi ha scaricato il software è un “minatore” che “scava” nella rete per “estrarre” monete che compaiono sullo schermo del pc quando viene risolto un problema informatico che il server centrale invia a tutti i “minatori” del mondo. Il problema è così incredibilmente complesso che nessun pc riuscirebbe a risolverlo da solo, per cui è necessario associarsi a una rete (chiamata “pool”) di altri pc. A quel punto si avvia il software e il “pool” inizia a “scavare”. Al “pool” che per primo trova la soluzione vengono assegnati blocchi di 25 Bitcoin che vengono distribuiti tra gli associati in modo proporzionale alla potenza di calcolo del pc di ognuno. Una volta inseriti in un portafoglio virtuale sul proprio computer, inizia il bello. Si possono tenere, sperare che il loro valore aumenti e nel frattempo continuare a “scavare”. Oppure possono essere spesi subito anche nel mondo reale presso esercizi commerciali che li accettano, come l’architetto Marcello Marini o il “B&amp;B del Corso” di Napoli e l’agriturismo “il Falcone” vicino al lago di Garda e come altre decine di migliaia di negozi in giro per il mondo.</p>
<p>Molto più ampie le possibilità di utilizzo nel mondo virtuale: i negozi che accettano Bitcoin sono centinaia di migliaia e addirittura alcuni accettano solo Bitcoin. Tra questi c’è Silkroad, il più grande sito specializzato nella vendita online di droghe e stupefacenti che della moneta virtuale apprezza soprattutto il fatto di essere anonima. Anche se tutte le transazioni tra privati vengono registrate sul sito ufficiale, è praticamente impossibile risalire al nome e cognome di chi lo ha usato. Ed è per questo che sono ormai centinaia i siti illegali di scommesse che accettano solo la moneta virtuale. Naturalmente accettano Bitcoin anche siti legali come WordPress, la più importante piattaforma di blog del mondo, il social network Reddit e molti negozi su eBay.</p>
<p>La terza possibilità è venderli in cambio di moneta reale. La piattaforma di trading più importante si chiama MtGox: Jed McCaleb aveva pensato al sito come un sistema per scambiarsi figurine poi, nel 2009, scoprì il fenomeno Bitcoin e lo vendette a Mark Karpeles, un francese naturalizzato giapponese, per dedicarsi a Ripple, destinato a diventare il concorrente di Bitcoin. Oggi su MtGox si comprano e si vendono ogni giorno circa 6 milioni di dollari di Bitcoin che, considerando le commissioni, fanno guadagnare a Mark Karpeles 60mila dollari, sempre al giorno. Dopo essersi iscritti basta inserire l’ordine di vendita e il corrispettivo in euro (o in una qualsiasi altra valuta del mondo) viene accreditato sul proprio conto corrente pronto per essere ritirato in un qualsiasi Bancomat. Naturalmente chi non ha voglia di “scavare” può inserire ordini d’acquisto e regolare la transazione sulla base della quotazione del giorno.</p>
<p>Tutti, in questo fantastico mondo della moneta elettronica, hanno chances di guadagno. Tutti tranne Satoshi Nakamoto. Chi è? Boh, nessuno lo sa. E’ lo pseudonimo dell’inventore (o, più probabilmente, degli inventori) di Bitcoin la cui filosofia di vita si ispira al titolo dell’ultimo libro di Julian Assange: “<i>Cypherpunks”</i> e che consiste in un uso massiccio della crittografia per indurre cambiamenti politici, economici e sociali. Creando un ecosistema monetario decentralizzato, anonimo, autoregolato, dove la democrazia elettronica sfiora l’anarchia, Satoshi Nakamoto non poteva che diventare l’idolo di molti grillini che, infatti, su beppegrillo.it lanciano appelli perché il Movimento 5 Stelle li adotti e li diffonda.</p>
<p>Sembra, in effetti, tutto perfetto: niente Banche centrali, niente autorità di controllo, nessun regolatore. Tranne per il fatto che Bitcoin è “naturalmente” a rischio bolla. Il suo valore è cresciuto incessantemente dai 6,1 euro del 27 agosto del 2011 ai 180 del 9 aprile 2013 quando è iniziato un crollo quasi verticale fino a<b><span style="text-decoration:underline;"> 67 euro il 14 aprile per poi risalire a 78 il giorno dopo</span></b>. Chi avesse comprato Bitcoin ai massimi avrebbe perso, dopo una settimana, più della metà del proprio inventimento. Ed è più che probabile che rialzi e crolli di questo tipo si ripetano anche a causa di ciò che succede nel tanto denigrato mondo reale. Il boom degli ultimi mesi inizia il 23 marzo, il giorno dopo che la troika ha dato il via libera al prelievo forzoso del 20 per cento sui depositi oltre i 100mila euro custoditi nella Banca di Cipro. Significa che Bitcoin potrebbe essersi giovata della crisi di fiducia che aveva investito l’euro che in quei giorni era a rischio crac. Satoshi Nakamoto (chiunque egli sia) ha deciso di risolvere il rischio-bolla immettendo nel mondo solo 21 milioni di Bitcoin. Fissando una quantità massima si punta ad annullare il rischio di inflazione e di stabilizzarne il valore. Questo succederà quando i “minatori” avranno “estratto” quasi tutti i Bitcoin, nel 2032, quando secondo Nostradamus, nascerà il Terzo Anticristo. E’ previsto che quell’anno umani ed entità cibernetiche combattano la Terza Guerra Mondiale mentre un asteroide gigantesco verrà in collisione con la terra annientandola. Per allora Marini spera di aver trovato il suo primo cliente che lo paghi con i Bitcoin.</p>
<p><em>Per saperne di più</em></p>
<p>Scaricare il software <a href="http://www.bitcoin.org">www.bitcoin.org</a></p>
<p>Dove spendere Bitcoin <a href="//localhost/wiki/Trade">https://en.bitcoin.it/wiki/Trade</a></p>
<p>Dove scambiare bitcoin www.<b>mtgox</b>.com</p>
<p>Forum in italiano <a><a href="https://www.bitcoin-italia.org" rel="nofollow">https://www.bitcoin-italia.org</a></a></p>
<p>Grafici sull’andamento del valore dei Bitcoin <a href="http://bitcoincharts.com/">http://bitcoincharts.com/</a></p>
<p>Chat in italiano <a href="//localhost/index.php">https://bitcointalk.org/index.php?board=28.0</a></p>
<p>Tutte le “pool” alle auli associarsi <a href="https://en.bitcoin.it/wiki/Comparison_of_mining_pools" rel="nofollow">https://en.bitcoin.it/wiki/Comparison_of_mining_pools</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/4045/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/4045/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4045&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Letta, se vuoi tagliare la spesa lascia perdere Giavazzi (che è come Tremonti) alcuni numeri</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 07:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bilancio dello Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giavazzi]]></category>
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		<category><![CDATA[Giulio Tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Giarda]]></category>
		<category><![CDATA[spending review]]></category>
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		<description><![CDATA[La valutazione dei costi delle promesse fatte dal presidente del Consiglio Enrico letta nel suo discorso alla Camera variano dai 20 ai 30 miliardi di euro. Ovviamente non tutti da recuperare entro il 2013. Per quest&#8217;anno occorre, però trovare una cifra intorno ai 10 miliardi di euro compresa la promessa eliminazione (o sospensione, ancora non [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4012&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La valutazione dei costi delle promesse fatte dal presidente del Consiglio Enrico letta nel suo discorso alla Camera variano dai 20 ai 30 miliardi di euro. Ovviamente non tutti da recuperare entro il 2013. Per quest&#8217;anno occorre, però trovare una cifra intorno ai 10 miliardi di euro compresa la promessa eliminazione (o sospensione, ancora non si è capito) dell&#8217;Imu di giugno.</p>
<p>Al netto della richiesta di &#8220;maggiore flessibilità&#8221; sul bilancio dello Stato, ovvero, al netto della richiesta o di poter sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil e/o rivedere i termini del fiscal compact, è chiaro che l&#8217;unico modo per recuperare risorse è il taglio della spesa, sempre che quest&#8217;anno l&#8217;economia non si rimetta a correre come un centometrista e che non si desideri aumentare la pressione fiscale.</p>
<p><span id="more-4012"></span>In questo senso torna utile riprendere in mano il rapporto Giavazzi   o, meglio, la sintesi e l&#8217;elaborazione dei numeri di quel rapporto, fatto dal ministro del governo Monti, Piero Giarda nel suo studio sulla spending review. Ecco le tre tabelle principali contenute nel rapporto Giavazzi e rielaborate da Giarda. La prima riguarda i trasferimenti di soldi pubblici alle imprese che sarebbero eliminabili.</p>
<p><a href="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/totale.png"><img class="size-full wp-image" id="i-4022" alt="Immagine" src="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/totale.png?w=650" /></a></p>
<p>La seconda riguarda i trasferimenti di parte corrente e contiene ulteriori dettagli delle voci eliminabili.</p>
<p><a href="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/correnti.png"><img class="size-full wp-image" id="i-4024" alt="Immagine" src="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/correnti.png?w=574" /></a></p>
<p>La terza, infine, contiene i trasferimenti in conto capitale che, sempre per il professore della Bocconi, è possibile tagliare.</p>
<p><a href="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/capitale.png"><img class="size-full wp-image" id="i-4026" alt="Immagine" src="http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2013/05/capitale.png?w=592" /></a></p>
<p>Complessivamente, quindi, secondo Giavazzi propone di recuperare 5,8 miliardi di euro a valere sul bilancio 2011 (sulla base dei dati di cassa), 1,378 miliardi a valere sul bilancio 2012, 589 milioni nel 2013 e 572 milioni nel 2013. Chiedersi a cosa serva davvero quel famoso rapporto Giavazzi è una domanda retorica. Ecco il lapidario commento di Giarda al termine della sua analisi di quello studio.</p>
<blockquote><p>La parte che rimane delle eliminazioni prospettate (dopo l‟esclusione delle componenti che non sono tecnicamente eliminabili) non consiste di generici ed indifferenziati sussidi o contributi finalizzati a generici obiettivi di sostegno all‟attività d‟impresa. Consiste invece di erogazioni che finanziano funzioni con specifica valenza allocativa, dal cinema alla ricerca, dal teatro all‟editoria, dalle università non statali alle emittenti locali, dalla finanza d‟impresa alle imprese della pesca. In alcuni casi non si tratta nemmeno di imprese. Forse, sulle proposte di eliminazione è necessario un qualche supplemento d‟istruttoria e qualche valutazione aggiuntiva.</p></blockquote>
<p>Ecco perchè se (come spero) Letta intendesse davvero tagliare la spesa pubblica, dovrebbe evitare di usare quello studio del professore della Bocconi che ha il difetto di lasciare tutto esattamente come sta sfrondando capitoli di spesa del tutto marginali, mentre ben altri sarebbero i tagli, le privatizzazioni e le liberalizzazioni da fare, colpendo soprattutto il mondo della cultura. Ed è per questo che Giavazzi è più simile a Tremonti di quanto non si pensi. Non era stato l&#8217;ex ministro dell&#8217;Economia a sostenere che &#8220;con la cultura non si mangia&#8221;? Sembra che Giavazzi sia perfettamente d&#8217;accordo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/4012/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/4012/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=4012&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Breve storia della flessibilità del mercato del lavoro 1962-2011</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 09:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Co.Co.Co.]]></category>
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		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è vero che la flessibilità del mercato del lavoro sia un effetto della deregolamentazione degli Anni &#8217;90 e 2000. In realtà è stato un processo iniziato addirittura negli Anni &#8217;60. Ecco una breve storia, utile come promemoria. 1962I contratti a tempo determinato esistevano già, ma quest&#8217;anno vengono irrigiditi i requisiti in base ai quali [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3999&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è vero che la flessibilità del mercato del lavoro sia un effetto della deregolamentazione degli Anni &#8217;90 e 2000. In realtà è stato un processo iniziato addirittura negli Anni &#8217;60. Ecco una breve storia, utile come promemoria.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">1962</span><br />I contratti a tempo determinato esistevano già, ma quest&#8217;anno vengono irrigiditi i requisiti in base ai quali un&#8217;azienda vi può fare ricorso. Come sanzione per i contratti a termine privi di tali requisiti è prevista la conversione in contratto a tempo indeterminato.<br /><span style="text-decoration:underline;"><span id="more-3999"></span> </span><br /><span style="text-decoration:underline;">1973</span><br />La legge 533 definisce le categorie di lavoratori parasubordinati (agenti e rappresentanti di commercio, ad esempio) che possono fruire del processo del lavoro in caso di controversia con il datore di lavoro evitando le lentezze del processo civile. Questa legge menziona per la prima volta i contratti Co.Co.Co (collaborazioni coordinate e continuative).<br /><span style="text-decoration:underline;"> </span><br /><span style="text-decoration:underline;">1983</span><br />Protocollo triangolare del 20 gennaio 1983: le novità in esso contenute sono traghettate dal D.l. n. 726 del 1984 (poi convertito in legge n. 863 del 1984), che introduce nell’ordinamento il contratto individuale part-time e dà sistemazione normativa alla figura del contratto di formazione e lavoro, già presente dal 1977.<br />Il contratto di lavoro a tempo parziale, allora fortemente ostacolato dai sindacati,  consente la riduzione dell’orario di lavoro su base settimanale, mensile o annuale e la sua modulazione secondo diversi schemi a scelta delle parti (orizzontale, verticale, misto). Riduzione e modulazione dell’orario soddisfano le esigenze dei segmenti deboli del mercato del lavoro: donne, giovani ed anziani. Il vero nodo, affrontato e risolto solo dalla legislazione successiva, è dato dalle clausole elastiche, relative alla unilaterale modificabilità da parte del datore della distribuzione dell’orario di lavoro come precedentemente concordata.<br />Il contratto di formazione e lavoro, oltre alla flessibilità connaturata all’apposizione del termine, offre una decisa convenienza economica (sconti contributivi) e normativa (non computabilità nell’organico dell’impresa; possibilità di assunzione nominativa). La convenienza economica sarà progressivamente ridotta dalla legislazione finalizzata a prevenire l’abuso di questa ibrida tipologia contrattuale, a metà tra la <i>ratio</i> occupazionale e quella professionalizzante.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">1984</span><br />Per fronteggiare la crisi economica di quegli anni viene introdotto, nonostante le perplessità sindacali, il contratto part-time. Il trattamento economico è proporzionalmente ridotto e per questo motivo, ai fini del trattamento pensionistico, il lavoratore subisce una penalizzazione. In particolare,  chi lavora solo alcuni giorni alla settimana si vede versare i contributi pensionistici solo per i giorni effettivamente lavorati.<br />Viene per la prima volta regolato il contratto di formazione e lavoro,  già introdotto nel 1977, che offre all&#8217;impresa una decisa convenienza economica (sconti contributivi) e normativa (non computabilità nell’organico). I contratti di formazione e lavoro hanno avuto all’inizio una grande diffusione ma a poco a poco interventi  legislativi limitativi ne hanno ridotto la convenienza.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">1987</span><br />La legge del 1962 stabiliva in modo molto rigido quali erano i casi in cui si potevano stipulare contratti a tempo determinato. Nel 1987, con la legge 56, fu consentito alle parti sociali di individuare liberamente ulteriori casi di ricorso ai contratti a termine.<br /><span style="text-decoration:underline;"> </span><br /><span style="text-decoration:underline;">1991</span><br />Con la legge 223 l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che prevede il reintegro per i licenziamenti senza giusta causa) fu esteso anche ai licenziamenti collettivi. La maggiore difficoltà di licenziare anche nelle situazioni di difficoltà e di riduzione dell’attività dell’impresa, rende meno conveniente il ricorso alle forme di contratto di lavoro subordinato già presenti.  Per questo  le imprese utilizzano sempre di più contratti Co.Co.Co o lavoro autonomo (prestazioni occasionali; associazione in partecipazione).<br /><span style="text-decoration:underline;"> </span><br /><span style="text-decoration:underline;">1997</span><br />E’ l’anno della flessibilità “consapevole” e del cosiddetto “pacchetto Treu” (dal nome dell&#8217;allora ministro del Lavoro). Un&#8217;agenzia privata può finalmente assumere un lavoratore per inviarlo a svolgere il proprio lavoro presso un&#8217;altra azienda. I requisiti per accedere al lavoro interinale sono però molto restrittivi e soprattutto il lavoratore ha diritto alla parità di trattamento economico, previdenziale e normativo, rispetto al lavoratore assunto dall&#8217;azienda utilizzatrice. Con la conseguenza che un contratto “interinale” costa all’azienda di più di un normale contratto temporaneo.<br />Il “pacchetto Treu” introduce un&#8217;altra innovazione fondamentale: prima quando una persona lavorava anche solo un giorno in più dopo la scadenza del contratto a termine, il datore di lavoro era costretto ad assumerlo a tempo indeterminato. Ora, invece, un lavoratore può lavorare fino a 20-30 giorni dopo la scadenza del contratto e il datore di lavoro, a fronte di una retribuzione maggiorata per quei giorni, non è costretto ad assumerlo. Vengono abbreviati anche gli intervalli stabiliti per la legittimità delle assunzioni successive (dieci o venti giorni) e modificata la durata massima dell’orario settimanale abbassandola a 40 ore rispetto alle storiche 48.<br />Sulla scia di questa legge, e per effetto di una sollecitazione della Corte di Giustizia Europea, viene superato il monopolio pubblico del collocamento ed aperta ai privati la possibilità di svolgere attività di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">1998</span><br />Finisce il monopolio pubblico del collocamento (d.lgs. n. 469/1997), che su sollecitazione (pilotata) della Corte di Giustizia Europea apre timidamente ai privati la possibilità di svolgere attività di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro (art. 10).<br /><span style="text-decoration:underline;"> </span><br /><span style="text-decoration:underline;">2000</span><br />Viene riscritta l&#8217;intera disciplina del contratto part-time rendendola meno flessibile e meno vantaggiosa per l’azienda. La legge prevede esplicitamente la parità di trattamento per il lavoratore part -time rispetto al lavoratore a tempo pieno.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">2001</span><br />Vengono abrogate le rigidità che ancora ingessavano l’utilizzazione dei contratti a termine da parte delle imprese. Prima si poteva assumere solo in determinati casi, ora, invece, si può assumere a tempo determinato semplicemente se vi è una “ragione di carattere organizzativo, tecnico, produttivo e sostitutivo”.<br />L’effetto di liberalizzazione viene però ben presto vanificato dal prevalente orientamento della giurisprudenza che ritiene legittime le assunzioni a tempo solo nei casi in cui ci sia una ragione “temporanea e straordinaria”. A questa sorta di riscrittura della legge, successivamente, si tenta di porre rimedio con una norma che ammette i contratti a tempo anche per l’“ordinaria attività” aziendale. Ma senza grande successo.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">2003</span><br />E&#8217; l&#8217;anno della “legge Biagi” che introduce nuove figure di contratto di lavoro come lo <i>staff leasing</i>, il lavoro intermittente (<i>job on call</i>) e il lavoro ripartito (<i>job sharing</i>). Lo <i>staff leasing</i> (detto anche super-interinale) consiste nella fornitura di manodopera con contratto di somministrazione (si è assunti da un’agenzia, ma si lavora in un’altra azienda) a tempo indeterminato. Il <i>job on call</i> è un contratto con cui il lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa chiamandolo di volta in volta. Il <i>job sharing</i> consiste nella condivisione del medesimo posto di lavoro (a tempo pieno o determinato) da parte di due lavoratori che devono sostituirsi a vicenda.  Sono però tutte figure di scarsissima utilizzazione pratica.<br />Nasce il contratto di inserimento che prende il posto del vecchio contratto di formazione e lavoro: nella nuova versione non ha più un carattere “formativo” ma diventa uno strumento destinato ai soggetti deboli del mercato del lavoro. Per i giovani vengono meno gli sgravi contributivi previsti in precedenza.<br />I Co.Co.Co vengono sostituiti dai contratti cosiddetti “a progetto o a programma” per tentare di impedire che le imprese assumano manodopera “autonoma” utilizzandola di fatto come “subordinata”. La nuova figura contrattuale è però disciplinata in modo confuso, con conseguenti gravi incertezze sul piano applicativo ed ampio contenzioso giudiziario.<br />Contemporaneamente, oltre a un minimo di copertura previdenziale, per i lavoratori “atipici” vengono introdotte tutele parziali in caso di malattia, infortunio e gravidanza. Se un lavoratore a progetto si ammala mantiene il diritto al posto, ma non alla retribuzione. I lavoratori parasubordinati non hanno diritto alle ferie, all’indennità di fine rapporto e non hanno i minimi contrattuali di retribuzione, dato che sono lavoratori autonomi. Però la legge afferma che se il contratto di lavoro a progetto è “fasullo”,  il giudice lo trasforma in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">2007</span><br />Il collegato alla finanziaria 2008 corregge la legge Biagi e rende più rigido il ricorso al part time da parte delle aziende. Sopprime la possibilità di somministrare lavoro a tempo indeterminato e abolisce il contratto di  lavoro a chiamata.  Inoltre prevede che il datore con lo stesso lavoratore per le stesse mansioni non possa stipulare contratti a termine per un periodo totale eccedente i 36 mesi.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">2008</span><br />La legge 133 reintroduce il lavoro a chiamata e la somministrazione a tempo indeterminato (abolita solo un anno prima) e riconosce alla contrattazione collettiva la possibilità di derogare al tetto dei 36 mesi in materia di lavoro a termine.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">2010</span><br />La legge 183 prevede che i contratti individuali possano definire la giusta causa e il giustificato motivo in base ai quali il licenziamento è legittimo. Questi contratti devono, però, essere sottoposti ad una certificazione da parte di una commissione insediata presso le direzioni provinciali del lavoro.<br />Se un lavoratore a termine fa causa al datore di lavoro per un contratto a termine fasullo, il giudice lo converte in contratto a tempo indeterminato e, per il periodo passato, condanna l’azienda a pagare una somma forfettaria, e non più a versare tutte le retribuzioni tra la scadenza del termine e la sentenza.<br /> <br /><span style="text-decoration:underline;">2011</span><br />L’art. 8 della legge n. 148 attribuisce alla contrattazione collettiva aziendale la facoltà di derogare ad alcune disposizioni di legge in “materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione incluse quelle relative … alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio”. In altre parole le parti sociali possono stabilire di derogare all&#8217;articolo 18. Si tratta di un tentativo di “aziendalizzare” la flessibilità in uscita, ma la norma viene depotenziata da un accordo sindacati-Confindustria. Resta quindi ferma l’applicazione dell’art. 18 in caso di licenziamenti per riduzione del personale determinati da difficoltà economiche e contrazioni produttive.<br /> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/3999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/3999/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3999&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Perchè M5S e Sel non faranno &#8220;vera&#8221; opposizione</title>
		<link>http://manibucate.com/2013/04/29/perche-m5s-e-sel-non-faranno-vera-opposizione/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 17:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi preparo. Occorrerà un supplemento di ragione per attraversare i prossimi 18 mesi di governo Letta-Alfano. Perchè dalle prime dichiarazioni dei partiti che sono rimasti all&#8217;opposizione si capisce una cosa molto semplice. Se lo scopo principale di un&#8217;opposizione parlamentare è controllare gli atti del governo (solo il consociativismo italiano fa credere che il suo scopo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3994&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi preparo. Occorrerà un supplemento di ragione per attraversare i prossimi 18 mesi di governo Letta-Alfano. Perchè dalle prime dichiarazioni dei partiti che sono rimasti all&#8217;opposizione si capisce una cosa molto semplice. Se lo scopo principale di un&#8217;opposizione parlamentare è controllare gli atti del governo (solo il consociativismo italiano fa credere che il suo scopo sia quello di “strappare” qualche prebenda ad uso del proprio elettorato) a M5S e a Sel di “controllare” importa ben poco. <span id="more-3994"></span>Loro hanno già iniziato la campagna elettorale perchè hanno capito perfettamente che esiste uno “spazio politico” alle ali estreme del del governo di larghe intese, che poi era l&#8217;unico possibile, da occupare. Quello che diranno d&#8217;ora in poi, e quello che già hanno detto, non è dettato dal desiderio di controllare gli atti (ed è per questo che le commissioni di garanzia vengonoa ssegnate all&#8217;opposizione), ma quello di occupare qullo spazio politico. Se sarà così, significa che le loro dichiarazioni non saranno ideologiche, utili per attirare elettori tra 18 mesi, ma non saranno costruttive.</p>
<p>E di partiti costruttivi ce ne sarebbe davvero bisogno visto che Enrico Letta non ha affatto usato “il linguaggio rivoluzionario della verità”, ha promesso a tutti un po&#8217;: il reddito minimo garantito (con che risorse?) e il rinvio sia dell&#8217;Imu di giugno che dell&#8217;aumento dell&#8217;Iva a luglio (con che risorse?), un piano per finanziare la ricerca pubblica e un fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (che è il modo migliore per impiegare risorse pubbliche ma, ancora, dove sono queste risorse). L&#8217;opposizione, quella sì, dovrebbe usare “il linguaggio rivoluzionario della verità” dicendo che abbassare le tasse va bene, ma che non è possibile farlo contando solo sull&#8217;allentamento delle condizioni imposte dal fiscal compact che non sia accompagnato da una decisa riduzione della presenza dello Stato nell&#8217;economia. Ma non lo farà. Non lo dirà. E non solo perchè hanno impostazioni economiche totalmente differenti, ma perchè è in campagna elettorale. Ed è in campagna elettorale perchè lo spazio politico di fronte a sé è incredibilmente ampio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/3994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/3994/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3994&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il ministro Trigilia spiega come e perchè al Sud i sussidi creano clientelismo</title>
		<link>http://manibucate.com/2013/04/29/il-ministro-trigilia-spiega-come-e-perche-al-sud-i-sussidi-creano-clientelismo/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 10:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo ministro della Coesione Territoriale, Carlo Trigilia, la pensa come il suo predecessore, Fabrizio Barca. Ovvero: l&#8217;Italia usa male, malissimo i fondi europei. Triglia ha usato al riguardo parole pesantissime, in occasione di un convegno di Bankitalia del 2009 dedicato alla questione. Me ne sono occupato in &#8220;Mani Bucate&#8221; dove ho citato un brano [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3973&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo ministro della Coesione Territoriale, Carlo Trigilia, la pensa come il suo predecessore, Fabrizio Barca. Ovvero: l&#8217;Italia usa male, malissimo i fondi europei. Triglia ha usato al riguardo parole pesantissime, in occasione di un convegno di Bankitalia del 2009 dedicato alla questione.</p>
<p><span id="more-3973"></span>Me ne sono occupato in <a href="http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/mani-bucate.php">&#8220;Mani Bucate&#8221;</a> dove ho citato un brano del suo discorso. Eccolo:</p>
<blockquote><p>se (i sussidi, ndr) si continuano a erogare, disse, &#8220;la classe politica locale sarà selezionata e valutata non sulla base della sua capacità di dare risposte a problemi collettivi, ma di moltiplicare benefici selettivi a gruppi particolari&#8221;, con il risultato che &#8220;nel tempo questo tipo di offerta politica crea sfiducia nell’azione collettiva e alimenta opportunismo e una concezione della politica basata sulla distribuzione di favori e quindi deprime a sua volta – indipendentemente dalle radici storiche – il capitale sociale&#8221;.</p></blockquote>
<p>Per chi vuole leggere il testo di quell&#8217;importante discorso lo può trovare <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno_4/4_volume_mezzogiorno_2010.pdf" target="_blank">qui</a>. Ma siccome si tratta di un intervento estremamente importante, vorrei riportarne un brano che spiega come i sussidi al Mezzogiorno hanno distrutto la politica del Mezzogiorno. Eccolo:</p>
<blockquote><p>- Supponiamo che ci sia un territorio con basso capitale sociale per ragioni storiche; questo vuol dire che la classe politica locale sarà più selezionata e valutata non sulla base della sua capacità di dare risposte a problemi collettivi, ma di moltiplicare benefici selettivi a gruppi<br />
particolari.</p>
<p>- Supponiamo anche che – data la gravità del divario economico e sociale rispetto al resto del paese – la classe politica locale ottenga più risorse dal governo centrale per finalità di sviluppo; e che queste si aggiungano a capacità di spesa ordinaria per finalità sociali che<br />
comunque crescono in tutto il paese con la costruzione di un sistema di welfare. Il risultato è una consistente redistribuzione.<br />
- Una classe politica selezionata in un contesto a basso capitale sociale basa maggiormente il suo consenso sulla distribuzione particolaristica di risorse (clientelismo). Essa utilizza quindi le risorse crescenti alimentando una sorta di capitalismo politico. Da un lato, attira risorse<br />
lavorative e energie imprenditoriali nel pubblico (l’area pubblica e para-pubblica, come la sanità, è sovradimensionata). Dall’altro, ostacola indirettamente le attività di mercato perché ha meno interesse a investire in beni e servizi collettivi (della cui carenza accusa eventualmente il centro perché non stanzia ulteriori fondi).<br />
- Il Governo centrale, a sua volta, indipendentemente dal colore politico, tende a non porre vincoli alla destinazione e all’efficienza della spesa regionale e locale – almeno fino a quando le finanze pubbliche lo consentono – perché trae vantaggi in termini di consenso<br />
dall’area sussidiata.</p></blockquote>
<p>Se Trigilia sarà coerente con il suo pensiero, i 17,7 miliardi di fondi Ue che l&#8217;Italia deve spendere entro il 2014 saranno investiti in modo diverso da come ha fatto finora. Sarebbe necessario, dato che sono gli unici soldi sui quali si può contare per rilanciare il Sud.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/3973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/3973/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3973&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;equivoco degli opendata.</title>
		<link>http://manibucate.com/2013/04/26/lequivoco-degli-opendata/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 10:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Barca]]></category>
		<category><![CDATA[ijf13]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Ministero della Coesione Territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Open Data]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul Festival del giornalismo di Perugia (quest’anno un’edizione davvero interessante) aleggia un equivoco. E riguarda gli open data. Ho seguito alcuni seminari sul tema e mi sono convinto cdi un dettaglio fondamentale: gli open data non è giornalismo. Così come l’avvocato Malavenda ha detto che rendere disponibili le intercettazioni integrali, magari addirittura sotto forma di [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3970&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sul Festival del giornalismo di Perugia (quest’anno un’edizione davvero interessante) aleggia un equivoco. E riguarda gli open data. Ho seguito alcuni seminari sul tema e mi sono convinto cdi un dettaglio fondamentale: gli open data non è giornalismo. Così come l’avvocato Malavenda ha detto che rendere disponibili le intercettazioni integrali, magari addirittura sotto forma di file audio sul sito di un giornale, è “cattivo giornalismo”, così pubblicare open data non è affatto giornalismo. E’ tutto ciò che si vuole, ma non è giornalismo.</p>
<p><span id="more-3970"></span>L’unico ministero italiano che ha realizzato un sito Open Data è il ministero della Coesione Territoriale, su iniziativa di Fabrizio Barca. Operazione meritoria e utile che ha a che fare con la trasparenza, ma molto poco con il giornalismo. Non solo perché i dati devono essere spiegati e interpretati (discorso ovvio sul quale non è il caso di dilungarsi) ma perché quei numeri riguardano la spesa pubblica a favore di imprese ed enti territoriali provenienti da una sola fonte. Ma, per fare un esempio che conosco abbastanza bene, in quel sito Open Data c’è una parte infinitesimale dei soldi che sono andati alla Fiat, perché la Fiat incassa soldi da altre fonti di finanziamento che non sono sotto il controllo del ministero della Coesione. Come il Cipe, ad esempio. In quel sito non ci sono i soldi che incassa la Saras, perché l’azienda dei Moratti incassano soldi Cip6 provenienti dalle bollette degli italiani che, anche quelli, non passano attraverso il ministero della Coesione, ma da un organismo pubblico, il Gse, che tiene quei dati segreti. Tutte le imprese, poi, incassano il grosso dei soldi dalle amministrazioni locali, non dal centro, che si occupa più di grandi progetti infrastrutturali.</p>
<p>Opencoesione è utile, ma serve sempre un giornalista per scoprire chi prende davvero i soldi interpellando decine e decine di fonti. Opencoesione è solo una di queste.</p>
<p> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/3970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/3970/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3970&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ecco chi non vuole le larghe intese</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 16:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcocobianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[larghe intese]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Se l’emergenza del Paese è avere un governo che “dia fiato all’economia”, e se un governo è possibile solo con le larghe intese Pd-Pdl allora chi non vuole le larghe intese sono quelli che non hanno bisogno che l’economia riprenda fiato. Cioè chi ha un posto di lavoro garantito. Oppure i ricchi che possono permettersi [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3966&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se l’emergenza del Paese è avere un governo che “dia fiato all’economia”, e se un governo è possibile solo con le larghe intese Pd-Pdl allora chi non vuole le larghe intese sono quelli che non hanno bisogno che l’economia riprenda fiato. Cioè chi ha un posto di lavoro garantito. Oppure i ricchi che possono permettersi di fare gli schizzinosi accarezzando la purezza della loro ideologia facendo distrattamente cadere la polvere sulle ferite del Paese.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcocobianchi.wordpress.com/3966/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcocobianchi.wordpress.com/3966/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manibucate.com&#038;blog=9862260&#038;post=3966&#038;subd=marcocobianchi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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