Mani bucate: un’inchiesta di Marco Cobianchi

Il 2011 ha visto alle stampe un libro-saggio-inchiesta dal titolo “Mani bucate. A chi finiscono i soldi dei contribuenti. L’orgia degli aiuto pubblici alle imprese private”.

L’autore, Marco Cobianchi esordisce con un’apertura da fantascienza (“Ho visto cose che voi umani (e contribuenti) neppure vi immaginate”) ma che purtroppo fantascienza non è.

Cobianchi, oltre ad essere autore di questo ed altri titoli, è giornalista di Panorama per il quale pubblica regolarmente saggi ed inchieste proprio come quella raccolta nelle pagine di Mani bucate. Quest’inchiesta ha permesso di comprendere come e quando le imprese private ricevono i sussidi pubblici: un lavoro al quale aveva iniziato a lavorare nel 2008-2009 e per il quale non immaginava di ritrovarsi immischiato in sviluppi così complessi e, soprattutto, in situazioni tanto illecite. Soprattutto non poteva pensare, all’inizio dell’inchiesta, che nella maggior parte dei casi, i finanziamenti ottenuti dalle imprese private non sarebbero stati realmente sfruttati.

Nel suo saggio, il giornalista riporta una serie di nomi, accompagnati da documenti e dati ottenuti in seguito ad una capillare ricerca su questo fenomeno, tipicamente italiano, che porta ad un utilizzo completamente illecito di finanziamenti stanziati per motivi completamente differenti.

Leggendo le quasi trecento pagine di Mani bucate si può così venire ad avere una stima di quale sia l’ammontare di questi contributi, anche se, come spiega Cobianchi risulta complicato conoscerne l’importo preciso, considerando che bisognerebbe tenere in considerazione non solo i sussidi pubblici statali, ma anche quelli provenienti dalla Comunità Europea. Qualche numero, però, lo si può ottenere, considerando che nei cinque anni compresi tra il 2003 e il 2008, oltre 840mila imprese, tra piccole, medie e grandi, hanno potuto usufruire dei fondi europei.

Ma la cosa che maggiormente stupisce è l’utilizzo che viene fatto di tali finanziamenti. Come ha spiegato anche Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, è risaputo che la maggior parte dei sussidi alle imprese risulta inutile, soprattutto perché non sfruttati per il reale motivo per cui sono stati chiesti. E ad avere un effetto nullo sulla crescita delle imprese sono anche, da quanto detto dall’Ufficio Studi di Palazzo Koch, gli sgravi fiscali previsti per i settori di ricerca e sviluppo. Una cifra che nel solo 2010 ha visto il passaggio di più di 30 miliardi di euro dallo Stato ai privati senza tuttavia portare ad alcun risultato.

Uno dei problemi principali legato all’utilizzo dei sussidi, sottolinea ancora Cobianchi, è che hanno degli effetti ‘indesiderati’: un posto di lavoro che si viene a creare grazie all’utilizzo dei sussidi, ad esempio, costa molto di più rispetto allo stesso posto senza sussidio. Un controsenso che, però, chiarisce molti aspetti sul tema.

Gli aiuti di Stato, infatti, al posto di essere un sussidio per le imprese, diventano spesso una vera e propria giungla nella quale, come in ogni giungla, non vincono i più buoni, ma quelli più spietati. E di questi casi ce ne sono tanti, come ad esempio il quotidiano l’Avanti! che durante il 2009 ha ricevuto circa 2 milioni e mezzo di finanziamenti dallo Stato per poi essere chiuso a seguito delle inchieste sul direttore Valter Lavitola. Ancora, l’inchiesta di Cobianchi evidenzia come con fondi statali siano stati finanziati hotel di lusso a Capri, ristoranti, bar ed importanti imprese tra cui, ad esempio, la Pirelli e soprattutto la Fiat. Per non parlare poi, dei contributi statali ed europei che finiscono nelle mani della mafia…

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