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Nel 2012 gli italiani verseranno alle società elettriche “verdi” (e non) 10,6 miliardi

6 luglio 2012

Girano numeri un po’ troppo fantasiosi sulla reale incidenza degli incentivi alle energie rinnovabili sulle tasche degli italiani. Per questo è utile riportare quanto dice l’unica fonte ufficiale che ha contezza del reale peso degli incentivi: l’Authority per l’energia e per il gas.

Il 19 aprile del 2012 il presidente, Guido Bortoni, ha consegnato al Parlamento una memoria dove finalmente si fa un po’ di chiarezza e si aggionano i dati. E, lo dico subito, sono spaventosi. Tanto per cominciare Bortoni spiega subito che “l’attuale Collegio dell’Autorità ha segnalato fin dal suo insediamento che l’incentivazione diretta alle fonti rinnovabili e assimilate ha determinato un eccezionale incremento degli oneri complessivi posto in capo al conto destinato  a finanziare le fonti  rinnovabili e assimilate, alimentato dalla componente tariffaria A3”, presente nella bolletta che tutti gli italiani ricevono a casa. “L’aumento di tale componente è  principalmente riconducibile all’incentivazione dell’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici e al ritiro dei CV invenduti da parte del GSE”. Tradotto: l’energia prodotta dal sole ci costa un occhio della testa: basti pensare che proprio la componente A3, cioè quella parte di costi addossati alle bollette che vanno a finanziare l’energia verde, tra il 2009 e il 2012, è triplicata. Ecco la mazzata: “In termini di gettito, la A3 raccoglie, a valori vigenti, circa 8,5 miliardi di euro. (…) Entro il 30 aprile, l’Autorità ha inoltre previsto un ulteriore aumento della componente tariffaria A3, necessario per allineare il gettito di tale componente (nel 2012) con gli oneri di competenza. L’obiettivo di gettito della componente A3 richiederà circa 10,6 miliardi di euro”. A chi vanno questi soldi? Ecco qua:

 

- oneri per impianti assimilati 1,4 miliardi di euro;

- oneri per il ritiro dei certificati verdi 1,8 miliardi di euro;

- oneri per l’incentivazione degli impianti fotovoltaici 5,9 miliardi di euro;

- oneri per le altre forme di  incentivazione delle fonti rinnovabili (ivi  incluse quelle del

provvedimento CIP 6/92) 1,5 miliardi di euro di cui 0,5 miliardi riferiti al ritiro dell’energia

elettrica CIP 6/92 prodotta da fonti rinnovabili, 0,6 miliardi derivanti dalle tariffe fisse

onnicomprensive e la restante parte relativa a scambio sul posto, ritiro dedicato e costi di

funzionamento del GSE.

 

Risultato: gli italiani, in bolletta, pagano 10,6 miliardi di euro entro il 2012 per finanziare le società eletriche che producono energia da fonti rinnovabili e grazie al famigerato meccanismo Cip6 in base al quale perfino chi, magari in Sardegna, magari proprietario di una squadra di calcio, trasforma i residui della lavorazione del petrolio in energia elettrica. Che, però, di “verde” non ha nulla.

“MANI BUCATE” Gli industriali di Federambiente chiedono di aumentare gli aiuti di Stato

27 ottobre 2011

Se c’è qualcuno che si sta chiedendo quali sono le lobby della spesa pubblica, posso dare una risposta. Una è Ferambiente che vorrebbe il ritorno al Cip6. Federambiente è l’associazione delle aziende private che operano nel campo del ciclo dei rifiuti. Leggete questa notizia pubblicata dal sito ilcambiamento.it e poi ditemi se per difendere l’ambiente la spesa pubblica a carico dei cittadini è l’unica soluzione possibile. E se è possibile chiedere il ritorno ad incentivi che la Ue, come scrivo in “Mani Bucate”, ha già bocciato. (continua…)

“MANI BUCATE” De Benedetti dica quanti soldi pubblici incassa Sorgenia

26 ottobre 2011

Rodolfo De Benedetti ha rilasciato una lunghissima intervista al Corriere della Sera di oggi nella quale (bla… bla… bla…) dice tutto e cela l’essenziale. Dopo le tradizionali lamentele sull’arretratezza italiana, sulle difficoltà di fare impresa, sulle tasse troppo alte, come un Grillo qualsiasi, il responsabile della finanziaria della famiglia De Benedetti si produce in una frase che ha attirato la mia attenzione. E’ verso la fine, quindi tutto il tempo che ho speso per leggere tutto il resto dell’intervista è perso. La frase è questa: “Nel giro di pochi anni con Sorgenia abbiamo investito circa 2,5 miliardi in Italia attirando capitali anche dall’estero e creando 500 posti di lavoro”. Bene. Ragioniamo.
Sorgenia è una delle società controllate dalla Cir e produce energia elettrica (avrete visto gli spot tv). Ma non è un’energia elettrica “qualunque”: Sorgenia produce energia elettrica “verde”, cioè da fonti rinnovabili (o assimilate, ma il discorso ci porterebbe lontano). La produzione di quell’energia elettrica viene finanziata dai cittadini attraverso vari meccanismi di incentivazione che hanno tutti un punto in comune: i soldi non provengono dalle casse dello Stato, ma dalle bollette. Tutti coloro che ne ricevono una a casa paga, con prelievi diretti, le società che producono energia “verde”. Quindi tutti paghiamo Sorgenia. Che sia o no il nostro fornitore di elettricità.
Secondo l’Authority per l’Energia nel 2011 questi incentivi ai produttori “verdi” ammonteranno complessivamente a 6 miliardi di euro e, per di più, sono i più ricchi del mondo: non c’è un solo Paese in tutto il pianeta che incentiva così tanto le società che producono energia elettrica da fonti rinnovabili. E arriviamo alla domanda: quanti di questi 6 miliardi finiscono a Sorgenia? E’ vietato saperlo.
Nel mio libro “Mani bucate”, l’inchiesta sugli aiuti di Stato alle imprese private, ho fatto, per la prima volta, una stima di quanto incassano le maggiori società industriali produttrici di energia elettrica verde (clamoroso il caso di Elen Green Power) ma tra quelle per le quali è possibile fare una stima non c’è Sorgenia. E non c’è perché il meccanismo attraverso il quale i soldi dalle bollette degli italiani passano alle casse delle imprese prevede che i fondi arrivino prima nelle casse del Gse, il Gestore dei Servizi Elettrici, società pubblica, e che sia poi questa a redistribuire i soldi alle società.
Il fatto davvero scandaloso è che il Gse non dà praticamente nessun dato sulla quantità di soldi che gli italiani versano alle aziende. E non lo fa interpretando in senso restrittivo la normativa sulla privacy. Ma fa anche di più: il Gse, ogni anno che passa, pubblica tabelle sulle percentuali di energia incentivabile prodotta dalle aziende sempre più oscure, sempre più difficili da interpretare in modo da rendere ancora più arduo per chi volesse sapere a chi vanno i propri soldi, conoscere i reali percettori. E’ a causa dell’omertà del Gse che non si può sapere quanti incentivi pubblici incassa ogni anno la Sorgenia di Rodolfo De Benedetti il quale, nell’intervista, come ogni imprenditore sussidiato con i soldi pubblici, trova il tempo di lamentarsi perché, nel settore elettrico, “siamo all’assurdo che lo Stato regola e poi è attore dei settori da lui regolati”.
De Benedetti si lamenta, cioè, che lo Stato è statalista (è un altro classico degli industriali assistiti), ma in un’intera pagina del Corriere della Sera non ha trovato il modo di comunicarci quanti soldi pubblici incassa la sua società complessivamente ogni anno. E, d’altra parte, il giornalista non ha trovato il tempo di chiederglielo.

“Mani Bucate”: ecco quanto gli imprenditori incassano ogni anno

30 settembre 2011

Ieri sera da Alessandro Banfi, a “La versione di Banfi”, mi ha fatto in diretta una domanda a bruciapelo: “Di quanti soldi stiamo parlando?” Mi ha colpito perchè lo stesso identico titolo, parola per parola, del paragrafo che ho scritto proprio per rispondere a questa domanda. Allora: quanti sono i soldi che dalle casse dello Stato, ogni anno, vanno a finire nei portafogli degli imprenditori privati? Dubbio più che legittimo, visto che si parla di soldi che vengono dalle tasse degli italiani, il problema è che nessuno lo sa. Ho passato due anni su carte, scartoffie e studi provenienti dalle fonti più diverse per cercare di capire quanto sono mantenuti gli imprenditori italiani e la conclusione è che lo Stato non lo sa. Non lo sa perchè i modi per finanziare le industri sono tantissimi (sgravi, fondo perduto, incentivi) perchè le fonti di questi sussidi sono tantissimi (Stato, Ue, regioni, ministeri vari) e perchè i meccanismi di erogazione sono talmente complicati che perfino la Corte dei Conti, in un recente studio, ha rinunciato a capire. La Corte parla di una “congerie di dati”. E ho detto tutto.

Però stime se ne possono fare. Secondo l’economista Mario Baldassarri, ogni anno dalle casse dello Stato escono ogni anno 25 miliardi di euro che finiscono nelle tasche delle imprese. A questi, però, occorre aggiungere una marea di soldi che non sono contabilizzati nelle finanze pubbliche, tra i quali i 6 miliardi (ho detto: 6 miliardi) che solo nel 2011 finiranno alle aziende elettriche che producono energia verde. Questi 6 miliardi non sono contabilizzati perchè vengono prelevati non dalle casse dello Stato, ma dalle bollette degli italiani. Lo ridico più chiaramente: quest’anno tutti gli italiani pagheranno alle aziende elettriche 6 miliardi di euro pagandoli direttamente attraverso le bollette che arrivano a casa. E poi li chiamiamo “imprenditori”…