Lunedì 29 novembre verranno messi all’asta fino ad un masimo di 7 miliardi di titoli del debito pubblico. Si tratta di Cct e Btp che l’Italia offrirà al mercato. Intanto il differenziale tra i titoli portoghesi e tedeschi è salito ai massimi dall’introduzione dell’euro, 481 punti. L’Irlanda è messa come è messa e il differenziale tra i nostri Btp e i bund tedeschi è compreso tra 158 e 165 punti: anche questo un record. Secondo gli operatori l’asta di lunedì andrà bene, anche se l’offerta è leggermente superiore a quello che ci si aspettava, ma se andasse male?
Non voglio fare il dietrologo o costruire complotti inesistenti ma, diciamo per puro amore della discussione, se, e dico se, l’asta andasse male e i rendimenti salissero a causa di richieste deboli? E’ del tutto evidente, e c’è anche chi lo ha teorizzato, soprattutto nell’Udc, che più va male il Paese più aumentano le possibilità che si vada verso un governo tecnico, un governo di transizione guidato da uno dei due personaggi più autorevoli oggi in circolazione: Tremonti o Draghi. Perchè se venisse dimostrato che non siamo in grado di piazzare i nostri Btp sarebbe evidente che non si potrebbe andare ad elezioni anticipate, pena le bastonature ancora peggiori da parte dei mercati.
E’ del tutto fuori luogo immaginare che qualcuno, in Italia, tifi perchè il collocamento non vada a buon fine, ma è altrettanto evidente che oltre i nostri confini potrebbero essere in molti a spingere per un governo tecnico e, quindi, a sperare che i nostri Btp e Cct vengano collocati a prezzi esorbitanti mettendo in difficoltà le casse pubbliche. Ad esempio la Ue, che ogni volta che c’è da salvare un Paese membro le viene un mal di pancia contagioso. Ad esempio i creditori dell’Italia, che cominciano a tremare di fronte alla possibilità che il suo debitore finisca come la Grecia o, peggio, come l’Argentina. Ad esempi oil Portogallo, che spera di distogliere l’attenzione dei mercati dalla sua crisi economica. Idem per l’Irlanda. Insomma, c’è una lunga sfilza di enti, personaggi, interessi che vede di buon occhio un governo Tremonti o un governo Draghi. E se l’asta dovesse mostrare le difficoltà italiane di piazzare i titoli del proprio debito pubblico è evidente che quella soluzione politica diventerebbe inevitabile. O quasi.





