La catena di montaggio della Nuova Panda a Pomigliano d’Arco
Ormai la rubrica la conoscete. Si intitola “Fiat, un sussidio al giorno”. Prende spunto dal fatto che chiunque parli di Fiat evita accuratamente di entrare nel merito del sostegno che il Lingotto ha avuto dallo Stato italiano nel corso di tutta la sua storia. Ultimi casi sono quelli di Cesare Romiti e di Sergio Marchionne, cioè dei due uomini più forti (dopo Vittorio Valletta) che la Real casa torinese abbia mai avuto.
“Fiat, un sussidio al giorno” serve proprio per ricordare a tutti che la Fiat è stata coccolata con i soldi pubblici da sempre, in particolare negli ultimi 15 anni, che è il periodo di tempo che ho analizzato in profondità per scrivere “Mani bucate”, (Chiarelettere), il primo libro con i nomi, cognomi, quantità dei finanziamenti pubblici alle imprese private. Qui quei temi sono solo accennati per titoli: per un approfondimento, ovviamente, si rimanda al libro.
Nelle puntate precedenti della rubrica abbiamo visto alcuni aiuti clamorosi agli stabilimenti che il Lingotto ha sparsi in tutt’Italia, oggi vediamo il più grande contratto di programma che il Lingotto abbia mai firmato con lo Stato. Un contratto di programma (che viene sempre autorizzato dal Cipe, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) è un accordo in base al quale una società privata si impegna ad effettuare una certa quantità di investimenti, ad assumere una certa quantità di persone, a realizzare un certo prodotto in cambio di soldi pubblici garantiti dallo Stato. Quello che venne firmato il 29 gennaio del 2004 è, per importo, il più importante della storia recente della Fiat e riguarda gli stabilimenti di Melfi, Cassino, Pomigliano d’Arco: 155 milioni di euro pubblici in cambio di investimenti industriali, di ricerca e di formazione professionale. A Melfi si stava progettando la costruzione della Grande Punto, a Pomigliano della nuova Panda, da cui ne deriva che Punto e Panda sono stati modelli sussidiati pesantemente dallo Stato. La Fiat si era impegnata ad effettuare migliaia di assunzioni. E’ stata di parola? A Melfi e Cassino sostanzialmente sì, a Pomigliano d’Arco non proprio. Le nuove assunzioni sono state controbilanciate da ondate anomale di prepensionamenti. Tutti a carico delle casse pubbliche. Ovviamente.




