Quando la politica arranca, quando non sa che cosa fare e con chi farla, quando è alle corde ed è sotto ricatto, trova sempre la via d’uscita nelle “riforme costituzionali. E, infatti, l’idea di una Convenzione per riformare la Carta è regolarmente saltata fuori anche in questa occasione. Lo scopo è quello di legare il Pdl alle sorti del governo Pd senza però coinvolgerlo direttamente per evitare la spaccatura interna del partito di Bersani. (continua…)
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I dubbi di Alemanno
28 ottobre 2010
Gianni Alemanno (sindaco di Roma): “E’ arrivato il momento per il Pdl di fare una grande Conferenza preogrammatica nazionale”.
Voleva dire
Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?
Galan a Berlusconi: buttami fuori
12 ottobre 2010Giancarlo Galan: “Berlusconi dovrebbe buttarci fuori, me compreso”.
Voleva dire
Perché se aspetta che me ne vada io…
Cicchitto: il Pdl aumenti la produttività
11 ottobre 2010Fabrizio Cicchitto: “La concorrenza politico-elettorale è certamente aumentata”.
Voleva dire
Gianfranco Fini offre lo stesso nostro prodotto a prezzo più basso. Bisogna aumentare la produttività per non perdere quote di mercato a favore dei newcomer di Fli.
Chi crede alla svolta liberale di Fini?
6 settembre 2010La cosa che più ha attirato la mia attenzione del discorso di Gianfranco Fini a Mirabello è stata la sua ostentata svolta liberale. Alla quale mi è difficile, molto difficile, credere. Da uno che ah difeso a spada tratta (via Alemanno, a essere sinceri) i tassisti romani contrari ad una liberalizzazione delle licenze, sentire criticare chi non ha liberalizzato i servizi pubblici locali mi è sembrata una stonatura forte. Ha ragione da vendere quando ha attaccato la Lega che difende poche centinaia di agricoltori che non vogliono pagare le multe per aver sforato le quote latte, ma non ricorda che lui ha difeso gli ordini professionali da qualsiasi tentativo di riforma. Ha ragione quando attacca la mancata abolizione delle province, sempre per “colpa” della Lega, ma non può ricordare che An è sempre stato il “partito degli statali”. Ha ragione quando dice che ci vuole un “federalismo solidale”, ma questo non si ottiene attraverso un innalzamento dei costi standard per compiacere le regioni del Sud che ha una spesa sanitaria fuori controllo tanto che la metà delle amministrazioni regionali sarebbero da commissariare. Se potessi fargli una domanda gli farei proprio questa: onorevole Fini, Fli è d’accordo nel commissariamento delle regioni che sforano il patto di stabilità interno?
La verità, mi pare, è che i partiti italiani sono vecchi perché usano, per definirsi, categorie vecchie: centro, destra e sinistra. Sono definizioni che andavano bene nell’800. Oggi i partiti dovrebbero distinguersi tra liberali e conservatori, come in Gran Bretagna. E, da questo punto di vista, il panorama è brullo. Se il Pdl è onestamente conservatore, i liberali dove sono? Se penso che il Pd non ha candidato l’unico liberale che aveva, Franco Debenedetti…
Fini in mobilità
6 settembre 2010Gianfranco Fini: “Il Pdl non c’è più”.
Voleva dire
Il Pdl è in liquidazione e Berlusconi mi ha messo in mobilità.
Il Pdl è una public company
9 agosto 2010Silvano Moffa (deputato finiano): “Quello che non c’è più è la golden share della Lega”
Voleva dire
Il Pdl è diventata una public company.
Fini obbligazionista del Pdl
26 luglio 2010Secondo senso
Ufficio stampa Pdl: “Berlusconi è l’unico e legittimo proprietario del simbolo del partito”;
Voleva dire
Fini non è azionista del Pdl, è solo un obbligazionista.
Svolta nel Pdl
22 luglio 2010Il dialogo all’interno del Pdl è giunto a un punto di svolta. Tutti si sono detti d’accordo sul fatto che l’estate finisce il 21 settembre.
Banca Intesa e Pdl: so far so close!
1 maggio 2010
Più ci penso e più mi convinco che tra la vicenda di Bocchino che si dimette da vicecapogruppo del Pdl dopo uno scontro furioso tra Fini e Berlsuconi e il ritiro di Siniscalco della sua candidatura al vertice di Intesa San Paolo, le analogie siano tantissime. (continua…)
Voglio vedere Fini al Governo
25 aprile 2010Ci sono fusioni che non accrescono il valore delle singole parti. Banale regola economica che vale sempre di più anche in politica. Due parti distinte, An e Forza Italia, erano riconoscibili. Evidentemente chiare: a volte litigavano, a volte andavano insieme, ma comunque era chiaro chi voleva cosa e come la voleva. Il Pdl ha perso totalmente queste caratteristiche trasformandosi in quella che alcuni osservatori hanno chiamato “una nuova Dc”. Ma senza l’idealità del partito fondato da don Luigi Sturzo.



