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MANI BUCATE Monti prova a salvare Pompei con i fondi europei ignorati dalla Campania

21 giugno 2012

Oggi parliamo di Pompei. Vorrei spiegare il vero motivo per il quale il sito archeologico più famoso (e bello) del mondo, un vero gioiello dell’umanità, stia andando in rovina. Di chi è la colpa se ogni tanto ne viene giù un pezzo, di come i solfi per tutelarlo non siano serviti a nulla e di cosa si sta facendo oggi per tutelarlo.

Partiamo da quest’ultimo interrogativo. Il 5 aprile Mario Monti e i ministri Barca (Coesione Territoriale), Lorenzo Ornaghi (Beni culturali) e dell’Istruzione Francesco Profumo, insieme con il prefetto di Napoli Andrea De Martino, il sindaco Luigi de Magistris e il governatore campano Stefano Caldoro hanno firmato un accordo che prevede l’utilizzo di ben 105 milioni di fondi europei per la messa in sicurezza e la manutenzione dei 66 ettari di Pompei.

Questi sono gli obiettivi specifici: rilievi e diagnostica (8 milioni e 200mila euro), consolidamento delle opere (85 milioni di euro, 47 dei quali per il finanziamento di 39 progetti già redatti dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e 38 milioni di opere da progettare), adeguamento dei servizi per i visitatori (7 milioni di euro), potenziamento dei sistemi di sicurezza e di telesorveglianza (2 milioni di euro) e rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica della Soprintendenza (2 milioni e 800 mila euro). 
Molto bene. Ma perché si è dovuto attendere Monti e prima di lui quei soldi non sono mai stati attivati? Per rispondere a questa domanda ci viene in soccorso questa tabella pubblicata non più di un paio di giorni fa dal Ministero della Coesione Territoriale (da Barca, insomma).

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La linea indica il livello di utilizzo del fondo europeo chiamato “Attrattori culturali” da parte dell’Italia. Si tratta di 808 milioni di euro che sono stati stanziati dalla Ue proprio per tutelare siti archeologici come Pompei. Come si vede il livello di utilizzo da parte dell’Italia del fondo attrattori culturali è stato pari a zero fino al novembre del 2010. Tra novembre e dicembre di quell’anno c’è stata una accelerazione nella spesa. L’aumento, poi, è rimasto costante per tutto il 2011. Tradotto significa che fino quasi alla fine del 2010 l’Italia non ha usato un solo euro di soldi europei per tutelare Pompei.

In “Mani bucate” ricordo anche un piccolo particolare: il 3 marzo del 2011 il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi si dimette. Lo fa per diversi motivi e tra questi ci fu anche il crollo di una parte della casa dei Gladiatori di Pompei, che innescò polemiche roventi sulla sua inefficacia come ministro.

Bene: su Bondi si possono avere tutte le opinioni possibili immaginabili, ma per costruirsene una basata sui fatti occorre ricordare che i fondi per Pompei non sono stati utilizzati se non per l’8,71% della disponibilità a fine 2010. Ma sapete chi era la regione capofila? Cioè la regione che aveva il compito di richiedere a Bruxelles quei soldi per tutelare il patrimonio artistico di tutt’Italia? Cioè la regione che deve raccogliere domande e progetti da presentare poi alla Ue per farseli finanziarie per tutelare i beni archeologici italiani? Era la Campania. Quindi, ricapitolando: la Campania di Antonio Bassolino ha dormito per quasi 3 anni (2007-2010), Pompei crolla e Bondi si dimette. 

P.S. Il motivo dell’aumento della spesa da novembre 2010 a tutto il 2011 consiste nel fatto che il governo ha avocato a sè la responsabilità della spesa. 

“MANI BUCATE” Il Sud non spende i fondi Ue: ecco i dati veri (e scandalosi)

4 novembre 2011

”L’attuazione dei programmi cofinanziati dai Fondi strutturali per il ciclo 2007-2013, evidenzia il persistere di gravi ritardi concentrati soprattutto in alcuni programmi. Nel corso degli ultimi mesi tuttavia si e’ registrata una significativa accelerazione degli impegni, frutto delle iniziative adottate per il recupero di questi ritardi, nell’ambito dell’attivita’ di coordinamento e monitoraggio della politica di coesione”. Lo ha detto il ministro degli Affari Regionali Raffaele Fitto. Per il ministro “’il livello degli impegni è stato pari al 21% per i programmi Fesr e a poco meno del 22% per i programmi Fse, evidenziando miglioramenti ancora contenuti rispetto al 31 dicembre 2010, che non consentono di ipotizzare una significativa inversione di tendenza”.

Traduco: il Sud continua a non riuscire a spendere i soldi che ha già, che sono “suoi” e che sono messi a disposizione dalla Ue. In questo senso è un fatto che il problema del Mezzogiorno non consista nello stanziamento di nuovi fondi, di altri soldi, ma nella loro riduzione. Se si vuole bene al Sud bisogna smettere di dargli soldi come si fa con un bambino viziato perché poi quel bambino viziato non sa che cosa farsene e, fatalmente, li spreca. Nel caso del Sud i soldi europei o statali finiscono a tutti tranne che a sviluppare una struttura industriale. In “Mani bucate” ci sono decine di storie che raccontano il danno che i fondi europei hanno fatto al Mezzogiorno.

Quindi: non solo non si riescono a spendere, ma quelli che si spendono, si sprecano. Fitto, leggendo la relazione sull’utilizzo dei fondi Ue, ha detto anche che “la situazione dei programmi rimane alquanto differenziata, con una evidente concentrazione delle criticità nei programmi regionali, in particolare Campania e Sicilia e nel Programma Interregionale Attrattori Culturali, Naturali e Turismo”. Gli “attrattori culturali” è il fondo che serve per tutelare il patrimonio archeologico e per il quale, fino all’aprile del 2010, la Campania, responsabile nazionale del coordinamento per accedere a quel fondo, non aveva chiesto un solo euro nonostante sapesse che Pompei aveva urgente bisogno di restauri. Poi Pompei ha iniziato a sbriciolarsi, Fitto ha avocato a sé la responsabilità della gestione delle richieste per il Fondo Ue per gli “attrattori culturali”! e la Campania ha ululato alla lesa maestà. Dopo che il ministero ha assunto la responsabilità del fondo le spese sono aumentate dell’8,7%, segno che l’incapacità del Mezzogiorno di spendere i soldi è cronica.

Per avere un’idea di come le Regioni (molte, non solo al Sud) non riescano a spendere i soldi, riporto una delle tabelle pubblicate in “Mani bucate”, Riguarda la percentuale di spesa delle regioni italiane dei due più importanti fondi europei, il Fesr e il Fse. I dati, ufficiali, risalgono al 31 dicembre 2010 ma, come (purtroppo) ha detto Fitto, rispetto ad allora ci sono stati “miglioramenti contenuti” e questo significa che in una fase di acuta crisi economica, le Regioni insistono nel non riuscire a spendere. E che chi dice che occorrono soldi per il rilancio dell’economia o è in malafede oppure vuole solo aumentare le tasse per nascondere la propria inefficienza.

“MANI BUCATE” La vera storia dei crolli di Pompei (e di chi è la colpa)

24 ottobre 2011

Questa che sto per raccontarvi è la vera storia dei crolli di Pompei e del motivo per il quale il ministero dei Beni Culturali non ha avuto, almeno fino all’aprile 2010, nessuna colpa. Innocenti sono sia Bondi che Galan. Questa è la storia di incuria, menefreghismo, di burocrazia, di incapacità tutte in capo ad una sola Regione. La Campania. Proprio la Regione che “ospita” Pompei e che dovrebbe essere in prima fila per salvare il più importante sito archeologico del mondo.
La storia completa la racconto nei dettagli in “Mani Bucate” (ci ho messo qualche mese per venirne a capo e capire come stavano davvero le cose). Eccone un riassunto che rende bene l’idea. L’Europa ha creato un fondo che si chiama “Attrattori Culturali” dotato di 808 milioni di euro. Questi soldi possono essere chiesti, a fronte di una precisa richiesta e di un piano di intervento, proprio per la conservazione di siti archeologici e bei artistici. Bene: sapete qual è la percentuale di soldi che l’Italia, al 30 aprile del 2010, ha chiesto all’Europa a valere sul fondo degli “Attrattori Culturali”? Zero. Ho detto: zero. Nulla, niente, nemmeno un euro. E sapete qual è la regione capofila, cioè quella che avrebbe dovuto coordinare tutte le richieste provenienti dalle altre regioni e poi inviare a Bruxelles le domande di fondi? La Campania. Pompei crolla perché la Regione, prima che le venisse (giustamente) sottratta ogni responsabilità, non ha mai chiesto un solo euro per Pompei. Solo per la cronaca: il presidente della Regione era Antonio Bassolino.